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Una Biennale come ‘Platea dell’Umanità’
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Una Biennale come ‘Platea dell’Umanità’

Prime indiscrezioni sulla 49° edizione dell’esposizione di arti visive

Prime indiscrezioni sulla 49° edizione dell’Esposizione Internazionale d’arte di Venezia. La Biennale, che ha più di cent’anni, è la più antica e blasonata delle rassegne mondiali sulle arti visive contemporanee. Come due anni fa, il curatore è lo svizzero Harald Szeemann. E come nel 1999 non ci sarà un padiglione Italia da affiancare a quelli delle altre nazioni presenti negli spazi ai Giardini di Castello. Ci saranno però, nella mostra di Szeemann, una decina d’artisti italiani. Con in testa Mimmo Rotella. Ottantatre anni, protagonista negli anni Sessanta del Nuoveau Realisme, inventore del “décollage” (manifesti stradali scorticati per mostrare l’immagine del poster precedente, e bloccare così la ricchezza e la fragilità delle immagini urbane), Rotella ha colpito Szeemann, secondo alcune indiscrezioni, grazie a un nuovo lavoro, intitolato Islam, che sarà probabilmente esposto a Venezia. Ma nel drappello ci sarà un altro nome celebre dell’arte italiana, Marisa Merz, uno dei maggiori autori dell’Arte Povera, e una giovane promessa, Alessandra Tesi. Anche loro fanno parte del disegno del curatore che, sotto il titolo di “Platea dell’umanità/ Plateau of Mankind/ Plateau der Menschneit/ Plateau de l’humanité”, punta a un coinvolgimento di tutti i settori della cultura. Le arti visive in una contaminazione continua con musica, teatro, danza, cinema, poesia. E se per la 48° edizione Szeemann puntò forte sulle presenze della Cina, stavolta sembra che la scoperta giungerà dall’America del Sud. Accanto agli artisti latinoamericani, altra novità saranno i finlandesi. Ne sapremo di più il 29 marzo quando, insieme con il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta, Szeemann presenterà a Roma la “sua” rassegna internazionale di arti visive. La platea del nuovo millennio è tutta puntata sul presente ma ha radici forti nel Novecento. Sarà una mostra senza un taglio tematico preciso, se non quello di mettere in scena il palcoscenico mondiale della ricerca in atto. “Rafforziamo il legame con le passate edizioni, con Aperto e Dappertutto che hanno dato sempre spazio ai giovani” ha detto Szeemann. Secondo il quale il titolo della 49°edizione “è anche conseguenza degli interventi degli artisti, che hanno di nuovo manifestato interesse nei confronti degli esclusi, dei miserabili, simile a quello che aveva Victor Hugo”. Uno dei “numi tutelari” della mostra sarà Joseph Beuys: l’artista, morto nel 1986 a Düsseldorf, che ha segnato il suo secolo ma anche molta parte della ricerca contemporanea. Gli artisti scelti da Harald Szeemann, cui si aggiungono quelli selezionati dai curatori dei padiglioni nazionali, sono per il momento settantacinque. Gli artisti scelti da Szeemann per testimoniare il passaggio tra il vecchio e il nuovo secolo sono, tra gli altri, il video artista Gary Hill, il 73enne pittore americano (ma che ha lungo operato in Italia) Cy Twombly, il minimalista statunitense Richard Tuttle, il pittore e installatore tedesco Gerhard Richter, rispetto al quale è però sorto un problema poiché il Moma di New York non sembra intenzionato a prestare il suo lavoro Ottobre. Tra i giovani, Priscilla Monge. Ma la “Platea dell’Umanità” non conosce confini né steccati tra le varie forme d’espressione. Ed ecco quindi che nella zona delle Tese, all’Arsenale, si terrà il programma di danza “disegnato” da Carolyn Carlson. Ci sarà anche spazio per l’integrazione tra arti visive e cinema, seguendo il programma del regista iraniano Abbas Kiarostami, che peraltro nel settembre scorso ha presentato in una mostra a Venezia (alla Bevilacqua La Masa) la sua produzione fotografica. Alla forma di scrittura forse più vicina al mondo delle immagini, quella della poesia, è dedicato inoltre uno spazio speciale, all’interno del quale sarà allestito un omaggio a Pasolini.
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