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Un part time tutto nuovo
NORMATIVA

Un part time tutto nuovo

Il Governo ha modificato le regole, introducendo il tempo parziale "misto". E cambiano anche le norme sul preavviso

L’obiettivo è dare più spazio alla flessibilità, lo strumento utilizzato è quello della contrattazione collettiva. Il decreto legislativo che corregge i contratti di part time, firmato la scorsa settimana da Palazzo Chigi, ha appunto questo fine e interviene sui punti più caldi della precedente normativa anche se, in via diretta, incide soltanto sul part time misto. Per il resto, il provvedimento rinvia alla contrattazione collettiva, suggerendo però accanto a formule più flessibili anche maggiorazioni retributive. In soldoni, se la contrattazione riuscirà davvero a creare contratti più flessibili, questi risulteranno di sicuro più costosi di quelli standard. Le modifiche che riguardano il part time "misto" Per quanto riguarda il cosiddetto "part time misto", la possibilità di utilizzare senza condizioni questa formula contrattuale è stata ora ammessa per legge. In precedenza, era infatti sottoposta all’autorizzazione delle parti cosicchè solo dopo un accordo negoziale era possibile combinare tra loro il part time verticale e quello orizzontale. Il via libera arriva adesso dal decreto mentre alle parti resta comunque la possibilità di determinare modalità di svolgimento e implicazioni retributive. Le altre modifiche ai contratti introdotte dal decreto Modifiche anche per il criterio del lavoro supplementare. Con il nuovo decreto, le ore extra del part time potranno essere determinate liberamente (in sede negoziale) per quanto riguarda entità, retribuzione, tetti massimi nonché maggiorazioni in caso di "sforamento" dei limiti. Rimangono però i "paletti" in caso di mancanza di contratto. Le ore extra, in questo caso, non possono superare il tetto del 10%. All’interno di questo limite vengono pagate come ordinarie, oltre scatta la maggiorazione del 50%. Altre clausole sono state rese più elastiche, per esempio il preavviso in caso di richiesta da parte dell’azienda di variazione oraria si riduce a 48 ore ma c’è la possibilità di contrattare maggiorazioni retributive. Il "diritto al ripensamento" del dipendente può essere bloccato anche oltre i 5 mesi, ma soltanto in cambio di un’indennità retributiva. Confindustria scontenta, sindacati divisi sul decreto I confindustriali hanno bocciato il provvedimento in quanto, a loro parere, non avrebbe accolto le richieste del mondo produttivo. Per esempio, quelle sul tempo supplementare o quelle sulle clausole elastiche. Insomma, le novità secondo Confindustria non sarebbero sufficienti a garantire una vera "elasticità" dei contratti. I sindacati, invece, si sono spaccati sia sul merito che sul metodo. La Cisl ha contestato il provvedimento, accusando il Governo di aver scavalcato le parti sociali. La Cgil invece ha condiviso il testo governativo, spiegando la mancata intesa tra le parti con l’indisponibilità degli industriali alla trattativa.
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