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Vertice G8, si è aperto un varco
URBANISTICA

Vertice G8, si è aperto un varco

Ora però non si può perdere altro tempo

"Non c’è stata rottura, ma neanche una reale soluzione e per questo non si deve abbassare la guardia. Non dobbiamo dimenticare che quelle di oggi sono solo dichiarazioni. Le reali intenzione dei G8 su come e quando mettere in pratica le azione reali per curare la febbre del pianeta si potranno verificare solo al vertice di Genova e al successivo di Bonn". Così Ermete Realacci, Presidente Nazionale di Legambiente, ha commentato i risultati del vertice dei Ministri dell’Ambiente di Trieste. "Il risultato senz’altro più confortante è quello di non essersi trovati di fronte ad una chiusura netta degli Stati Uniti e che si è riaperto il tavolo delle trattative. Ora però non si può perdere altro tempo. L’unico reale obiettivo è quello di rispettare tutti gli impegni di Kyoto a cominciare dall’Italia, che dovrà arrivare a questi due importanti appuntamenti internazionali con un piano di azioni concrete". Il nostro Paese è in netto ritardo non solo rispetto agli impegni presi a Kyoto (abbattere entro il 2012 le emissioni nazionali di gas serra del 6,5% rispetto ai livelli del 1990), ma anche rispetto alla possibilità di mettere in campo concrete strategie di contenimento dei gas serra. Mentre una adeguata politica che punti su innovazione, fonti rinnovabili, efficienza energetica, mobilità, risparmio domestico potrebbe portare, oltre ad una riduzione delle emissioni di anidride carbonica e dell’inquinamento atmosferico, anche ad un dimezzamento della nostra greggio-dipendenza. La "ricetta" suggerita da Legambiente al Governo italiano prevede interventi concreti: installare nei prossimi 20 anni 10.000 megawatt di turbine eoliche e 10.000 tetti fotovoltaici, spostare in sei anni il 4% dei passeggeri e il 5% delle merci dal trasporto su strada a quello su rotaia e via mare, dimezzare gli attuali consumi di energia per uso domestico incentivando l’utilizzo di lampade ad alta efficienza, la diffusione di elettrodomestici a basso consumo, il passaggio dagli scaldabagni elettrici a quelli a metano o ad energia solare. Questo programma consentirebbe di raggiungere l’obiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di anidride carbonica e di ridurre la dipendenza dal barile di un quarto nei prossimi 10 anni e del 50% nel 2020. "Serve un nuovo modello energetico - ha concluso Realacci - che stabilizzi i consumi e sia in grado di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ragioni ambientali e climatiche, oltre che motivi di carattere economico, dicono che questa scelta è irrimandabile".
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