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FINANZIAMENTI

Project Financing per il Ponte sullo Stretto

Il consiglio dei Ministri decide di procedere alla verifica di fattibilità finanziaria

A partire dal 18 aprile 2001, è stato fissato il termine di 60 giorni entro i quali i Ministeri del Tesoro e dei Lavori pubblici dovranno verificare se imprese e organizzazioni finanziarie italiane e internazionali sono disposte a sostenere il 50 % degli oneri finanziari per la realizzazione del Ponte in cambio di introiti diversificati divenienti dall’applicazione del meccanismo di Project Financing. 10.770 miliardi è la cifra complessiva necessaria alla realizzazione dell’infrastruttura del Ponte (6.600 miliardi) e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari (3.770 miliardi); nei 60 giorni verranno anche decise le modalità di applicazione del Project Financing, se con l’art.19 o l’art.37 bis della legge Merloni (L.109/94). Molte le polemiche suscitate da tale decisione, da chi come Lunardi (candidato ministro del Polo) la definisce una mossa elettorale, a chi vede altre emergenze come prioritarie (il passante di Mestre, la Salerno Reggio Calabria, la variante di valico, il corridoio tirrenico). Positivi invece i riscontri dal mondo imprenditoriale cui danno voce Giuseppe Zamberletti (presidente dell’Igi) e Claudio De Albertis (presidente dell’ANCE) che sottolineano l’importanza di “individuare soluzioni che consentano agli imprenditori di trovare interessante l’investimento”. Associazioni ambientaliste, Wwf e Verdi bocciano invece la decisione, proponendo di appoggiare soluzioni alternative “multimodali” che prevedano il potenziamento dei collegamenti tra Sicilia e Calabria mediante nuovi approdi via mare e il potenziamento del sistema aeroportuale. Senza dubbio il passo compiuto dal Governo dopo trent’anni di vicende alterne che hanno visto protagonista il Ponte sullo Stretto, può sembrare una non-decisione che trova la sua ragione d’essere all’interno del dibattito elettorale venutosi a creare attorno alle prossime elezioni del 13 maggio. Si tratta infatti non di un’approvazione alla fattibilità dell’opera ma di un consenso a procedere verso normali verifiche della stessa fattibilità. Quello che sarebbe auspicabile è che all’interno dei citati 60 giorni venissero individuate anche le strade ottimali per giungere in tempi brevi all’avvio dei lavori. Già dall’effettivo via libera sono previsti infatti ben undici anni per l’inaugurazione dell’opera di cui quattro serviranno al completamento della progettazione e della Valutazione d’Impatto Ambientale e sette per l’effettiva cantierizzazione e realizzazione del Ponte e delle opere complementari. Di positivo nel passo compiuto dal Governo va certamente rilevata la tendenza a muoversi in linea con le recenti indicazioni di programmazione economico-finanziaria, con i dettami della Merloni-Ter riguardo Project Financing Iniziative (PFI) e con la rinata priorità data al problema delle infrastrutture nel dibattito elettorale di questi giorni. Nel quadro d’azione che si va delineando per le Opere Pubbliche ed in particolare per il Ponte sullo Stretto, una riflessione va fatta sulla necessità di aiutare le imprese e accompagnarle nei delicati meccanismi di Project Financing varando provvedimenti specifici. Tra gli elementi necessari, sarebbe opportuno fissare in maniera certa i tempi di risposta delle Pubbliche Amministrazioni all’iniziativa dei privati ed eliminare alcuni retaggi di vecchia normativa sul procedimento d’appalto come l’obbligo di subappaltare almeno il 30% dei lavori o le limitazioni del diritto di prima chiamata per il “promotore” per alcune grandi opere. Proprio prendendo spunto dall’esempio del Ponte sullo Stretto è facilmente immaginabile come il rendere confrontabili il progetto del “promotore” del procedimento e degli altri concorrenti possa ridurre i margini di effettivo interesse sia alla proposta che all’effettiva realizzazione dell’opera.

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