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Ance: “Essenziali anche le opere piccole e medie”

Necessarie procedure più snelle e finanziamenti aggiuntivi per 20mila miliardi

22-06-2001 – “Il nostro Paese ha bisogno non solo delle opere strategiche, ma anche di un’altra vastissima categoria di interventi”. È questa la posizione espressa dall’Ance (l’associazione nazionale dei costruttori edili) nel documento approvato dal Comitato di presidenza: puntare sì sulle grandi opere ma senza tenere fuori dal rilancio dei lavori pubblici le opere piccole e medie “altrettanto essenziali – dice – alla vita del Paese”, prevedendo a tal fine procedure più snelle e finanziamenti aggiuntivi per 20mila miliardi. “Accanto alla disciplina speciale applicabile alle opere strategiche – afferma il documento – si proceda a una rapida e importante revisione della disciplina vigente, allo scopo di mobilitare in modo efficiente tutto il sistema delle imprese di costruzione”. In altre parole, l’Ance chiede una Merloni-quater che eviti la creazione di un doppio regime legislativo per le poche opere strategiche e per tutti gli altri lavori pubblici. In particolare, per quanto riguarda le risorse finanziarie, “è molto importante – si legge nel documento – tener ben presente il rapporto di stretta complementarietà fra le ‘opere strategiche’ e le opere ‘ordinarie’, ciò nel senso che il finanziamento delle prime dovrà comunque essere aggiuntivo al finanziamento delle seconde, ed in nessun modo alternativo”. A tal proposito l’Ance propone di “aumentare gli investimenti annui pubblici, orientativamente da 30mila a 50mila miliardi, e di mobilitare importanti risorse private”. Per quanto riguarda, invece, il maggiore coinvolgimento del capitale privato, l’Ance indica due modifiche che dovrebbero entrare nella Merloni-quater: rimozione del limite legislativo di trenta anni per la durata dei contratti di concessione di costruzione e gestione; “liberalizzazione” delle condizioni di esecuzione delle opere realizzate in project financing con la procedura del promotore (articolo 37-bis della legge Merloni), eliminando anche l’obbligo di riaffidare a terzi il 30% dell’importo dei lavori. L’Ance propone, inoltre, il recupero della figura del general contractor, imponendo però l’obbligo di prefinanziamento dell’opera (in modo da accrescere l’interesse dell’impresa a realizzare l’opera nei tempi e nei costi preventivati) e quello del performance blond (la “garanzia di esecuzione integrale” da parte di una banca o di un’assicurazione). Per il presidente dell’Ance, Claudio De Albertis, “è fondamentale in questa fase – dice – che il Governo dica quali sono le risorse disponibili e a quali opere si vogliono destinare”.

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