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LAVORI PUBBLICI

Tav, riaprono i cantieri

La decisione della Procura di Firenze subordinata al rispetto di obblighi e misure tecniche. Cassa integrazione per 400 lavoratori Cavet

05/07/2001 – Riaprono i cantieri dell’Alta velocità sulla linea Firenze-Bologna bloccati lo scorso 23 giugno con ipotesi di reati ambientali, sia nella perforazione delle gallerie sia nello smaltimento della terra scavata. Il procuratore della Repubblica di Firenze, Antonino Guttadauro, ieri ha infatti comunicato la revoca del blocco, subordinata al rispetto da parte del Cavet (il consorzio delle imprese che partecipano ai lavori: Impregilo, Fiat engineering, Cmc e Crcpl) di alcune prescrizioni e misure tecniche da adottare. I lavori, che riguardano la realizzazione di 78,5 chilometri di linea ferroviaria, di cui 73,3 in galleria, hanno un costo previsto di 8mila miliardi e 3mila persone impegnate in 25 cantieri. L’opera consentirà il collegamento tra Firenze e Bologna in 30 minuti. La decisione della Procura di Firenze non ha, comunque, evitato la cassa integrazione ordinaria per circa 400 addetti Cavet degli oltre 1.500 lavoratori impegnati sul versante toscano. Il provvedimento, scattato alle sei di mercoledì 4, durerà tre settimane. Ecco le prescrizioni e gli adempimenti, contenuti nel decreto di revoca del blocco, a cui è stata subordinata la ripresa dei lavori, per adempiere ai quali, spiega il Cavet, “l’attività dei cantieri potrà riprendere soltanto in maniera graduale, nel giro di qualche settimana”. Sono due gli atti con cui è intervenuta la magistratura fiorentina. Il primo riguarda Cavet e il sulb-appaltatore Cardetole srl e vincola il dissequestro all’obbligo di non mescolare la terra scavata nelle gallerie, il cosiddetto smarino, con materiali inquinanti come gli oli minerali, che dovranno invece essere smaltiti in discarica. Stesso discorso per i fanghi di lavaggio dei materiali inerti prelevati nelle cave. Le ditte dovranno inoltre redigere, entro un mese, un documento sui tempi e le modalità di attuazione dei lavori, che dovrà essere approvato dall’Arpat di Firenze (l’agenzia regionale per l’ambiente). Il secondo atto riguarda, invece, il solo Cavet e ha per oggetto il cantiere della galleria Marzano: bisognerà mettere a punto degli accorgimenti tecnici per evitare il dissesto idrogeologico del terreno. Anche in questo caso è previsto un documento da presentare entro due mesi, che dovrà essere approvato dall’Osservatorio ambientale. “Eravamo intervenuti – ha spiegato il procuratore Guttadauro – perché, a nostro avviso, erano in atto reati contro l’ambiente che dovevano essere fermati ma abbiamo anche a cuore, come tutti, che i lavori possano ripartire quanto prima, a condizione che non ci siano più rischi di danno ambientale”. Nel frattempo le indagini continuano: i carabinieri del Noe di Firenze hanno infatti consegnato alla Procura di Bologna gli atti dell’inchiesta toscana sull’Alta velocità.

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