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Venti di guerra anche sui gruppi italiani in Pakistan.

Ansaldo ha già chiuso i cantieri. Continua a lavorare Impregilo. In difficoltà l'export verso asia e medioriente

25/09/2001 – I venti di guerra soffiano sui cantieri italiani in Pakistan. Dopo l’attacco mosso agli Stati Uniti due settimane fa, il profilarsi di una risposta armata degli americani, e non solo, contro il terrorismo ha mobilitato anche i grandi gruppi italiani impegnati nel Paese. Ansaldo ha già chiuso i cantieri, Astaldi ha da tempo consegnato un ponte nella parte centrale del Pakistan ed ora è in attesa solo di sbrigare le ultime pratiche burocratiche. Continua a lavorare, invece, Impregilo: a Ghazi-Barotha, sul fiume Indo, infatti, 50 italiani sono impegnati nella costruzione di un impianto idroelettrico del valore superiore ai mille miliardi di lire, di cui il gruppo italiano detiene una quota di oltre il 50%. Si tratta, in particolare, di realizzare una diga, un canale di 52 chilometri e una centrale elettrica da 1.450 megawatt: un cantiere, insomma, di dimensioni notevoli e con le sue relative penali. Le altre imprese italiane presenti direttamente in Pakistan, come risulta all’Istituto per il commercio estero, sono tre: Maxco, Yunus Textile e Sicon Oil.

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