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NORMATIVA

Testo unico in materia di sicurezza

Le novità del Ministero del Lavoro

26/10/2001 - Il Ministro del Lavoro intende chiedere al Parlamento una delega per predisporre un Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro. Nel seguito si riportano le motivazioni alla base della richiesta del Ministro e le linee guida a cui si intende ispirare tale testo. “Numerose e importanti direttive comunitarie in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori sono state recepite nel nostro ordinamento giuridico, a partire dai primi anni 90. Tali norme si sono sommate ad un precedente corpo normativo, tuttora vigente, improntato a differenti principi di logica giuridica. Proprio la compresenza di leggi vecchie di decenni con il nuovo impianto comunitario rappresenta la prima e più importante giustificazione della necessità di riordinare e riunificare tutta la materia attraverso la predisposizione di un testo unico. Quest’ultima nota non è la sola motivazione che induce alla predisposizione di tale testo. Infatti, la legislazione che ha recepito le numerose direttive europee è stata, per molti versi, complicata e burocratizzata, tanto che nella sua pratica attuazione stenta a portare effettivi benefici concreti al fenomeno antinfortunistico e delle tecnopatie. Infatti, nel corso del 2000, secondo dati di una ricerca del Censis, commissionata dall’Inail, gli infortuni sono saliti dell’1,2% sfiorando il milione di casi, distribuiti in tutti i settori produttivi e riguardanti sia i lavoratori uomini sia le donne. Anzi per quest’ultimo si registra un aumento, rispetto al 1999, di circa 4000 unità (dal 22% al 24% del totale). Inoltre, sono del tutto assenti, nelle attuali norme, criteri prevenzionali specifici, anche in chiave promozionale per le piccole e medie imprese e per il settore dell’agricoltura. Va poi notato che la nuova normativa sulla sicurezza è stata interpretata più in chiave repressiva che preventivo consulenziale e, quindi, poco orientata verso la creazione di nuove prassi che si traducessero in un reale aiuto alle imprese anche sotto il profilo organizzativo e gestionale. Tutto questo ha favorito un altro fenomeno negativo: un aumento del sommerso, perché gli adempimenti di sicurezza sono tali e tanti che inducono all’elusione ed al lavoro nero. Manca sufficiente chiarezza e, quindi, certezza del diritto in materia di applicazione soggettiva delle norme. Ciò vale, soprattutto, con riferimento alle emergenti e sempre crescenti tipologie di lavoro alternativo al modello tradizionale dell’impiego a tempo indeterminato e svolto in ambito aziendale. Valga per tutti l’esempio della lacuna costituita dalla mancata regolamentazione delle norme a tutela dei telelavoristi e dei collaboratori continuativi coordinati. Va poi conferita maggiore chiarezza alla carente regolamentazione in materia di obblighi contravvenzionali delle macchine, di rinvio a norme tecniche di libera circolazione delle macchine certificate CE. Infine, va rimodulato il rapporto tra sanzioni contravvenzionali e amministrative e vanno riesaminate le fattispecie contravvenzionali a carico dei preposti, erroneamente equiparate, quanto ad ampiezza delle fattispecie, a quelle a carico dei datori di lavoro e dirigenti.

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