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Architettura, la Triennale celebra Jean Nouvel
ARCHITETTURA

Architettura, la Triennale celebra Jean Nouvel

Fino al 2 giugno una mostra curata dallo stesso architetto

04/04/2002 - Si è aperta pochi giorni fa e resterà aperta fino al 2 giugno alla Triennale di Milano una grande mostra sull’opera di uno dei più celebrati architetti contemporanei: Jean Nouvel. La mostra, già presentata al Beauburg di Parigi, è stata curata nell’organizzazione e nell’allestimento dallo stesso architetto francese il quale, da provocatore quale sempre è stato, ha bandito ogni convenzionale mezzo di rappresentazione dell’architettura. Niente piante, disegni, modellini, quindi. Al loro posto un viaggio multimediale tra filmati, testi, immagini computerizzate e fotografie che raccontano l’avventura del fare architettura, un percorso attraverso il quale lo spettatore (non si può certo parlare di visitatore) viene rapito da una sequenza senza fine, quasi ‘avvolto’ dall’opera di questo anticonformista e talentuoso creatore; tra idee, progetti e realizzazioni presentate, raccontate, vagheggiate, spesso solo evocate. “Mi interessava riflettere su come far partecipare il pubblico a una mostra di architettura, solitamente destinata agli addetti ai lavori. Esporre, d’altronde, vuol dire comunicare. (…) Voglio che la gente in qualche modo entri dentro i miei edifici rappresentati.” - questo il suo commento a chi gli chiedeva il perché di una tale modo di rappresentarsi. Uno show, non una semplice retrospettiva architettonica quindi. In perfetta coerenza d’altronde con la sua filosofia: “L’architettura è un’arte visiva, una produzione di immagini”, ha detto. Una mostra ‘smaterializzata’ come la sua architettura, sempre tesa verso una affannosa liberazione da peso e massa. La mostra si snoda tra cinque stanze buie, attrezzate con megaschermi e proiettori che animano e danno vita virtuale ai lavori di Nouvel: l’Istituto del Mondo Arabo di Parigi, la Fondazione Cartier, il Teatro dell’Opera di Lione, il Centro Culturale di Lucerna, la Torre Aguas attualmente in costruzione a Barcellona, per ricordarne solo i più noti al grande pubblico. Nella quarta delle cinque sale espositive, una rete di 15 computer in grado di far accedere direttamente agli archivi dello studio Nouvel. Nell’ultima stanza, come nei titoli di coda di un film, lo stesso architetto presenta il suo gruppo di lavoro: un nastro in cui scorrono, sorridenti ed entusiasti, i volti di chi ha collaborato alle sue creazioni. Per due mesi dunque la Triennale diventa un vero e proprio palcoscenico per le performance di questo discusso maestro dell’architettura, vincitore tra l’altro del Leone d'Oro alla VII Biennale di Architettura di Venezia; l’architetto che ha dato un’anima all’high-tech, rivestendo la tecnologia con la poesia del suo estro, creando edifici intesi come ‘spettacoli’. E’ forse questo il suo più grande insegnamento: l’avere cercato di riportare l’architettura verso il grande pubblico, liberandola dai ristretti circoli degli addetti ai lavori, sfruttando la sua innata capacità da primadonna di comunicare e colpire l’immaginario collettivo, per ridare all’architettura il peso culturale e sociale che le compete. Aprendola anche alle altre discipline, il cinema in primis, sua grande passione e fonte di ispirazione, con suggestioni tratte da Wenders, Godard e Kubrick che nelle sue opere ha spesso velatamente evocato.
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