Carrello 0
Zaha Hadid - Opere e progetti
ARCHITETTURA

Zaha Hadid - Opere e progetti

Nuova mostra a Roma sulle opere dell’architetto anglo iracheno

La mostra “Zaha Hadid. Opere e progetti” si tiene da venerdì 10 maggio in due sale (in tutto mille metri quadri) delle ex caserme Montello, nello stesso complesso nel quartiere Flaminio di Roma (non lontano dal neonato Parco della musica di Renzo Piano) che la progettista anglo-irachena trasformerà nel Centro nazionale per le arti contemporanee. E’ un evento che rappresenta un banco di prova, uno strumento per farsi un’idea su uno dei principali progetti architettonici in corso in Italia e che sembra fatto di curve e spazi non lineari. La rassegna da un lato inaugura l’attività espositiva del centro stesso. Dall’altro presenta sia il progetto romano, ricorrendo a modelli, disegni ed elaborazioni al computer, sia l’attività multiforme di questa progettista nata a Baghdad, che vive e lavora in Gran Bretagna. Con pannelli sinuosi e asimmetrici, attraverso percorsi labirintici, Hadid stessa ha realizzato l’allestimento per la mostra organizzata dalla Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee (Darc) del Ministero per i beni e le attività culturali e dal Centro. “Si tratta di un ritratto a 360 gradi di questa artista così complessa e poliedrica – spiega il direttore generale della Darc, Pio Baldi, in una nota – approdata all’architettura dopo aver studiato matematica pura a Beirut, e dopo aver frequentato la prestigiosa Architectural Association di Londra.” L’obiettivo primario è quello di far conoscere il progetto, che interessa uno spazio da 26 mila metri quadri, discuterne e ottenere consenso, avvicinare il pubblico al lavoro della Hadid che con il progetto del Centro ridisegna e riqualifica urbanisticamente un pezzo di città, restituendolo alla vita grazie ad una architettura fluida, dinamica, asimmetrica, basata su forze centrifughe e centripete, tutta linee spezzate, oblique, angoli acuti, curve e sinuosità. Tra disegni, quadri, modelli architettonici, video, libri, postazioni multimediali, costumi teatrali, oggetti di design e mobili, la mostra presenta tredici progetti realizzati o in corso. Quello romano, quelli per il Rosenthal Center for Contemporary Art di Cincinnati, Ohio, per la Grande Bibliothèque du Québec, a Montréal; per il Temporary Guggenheim Museum di Tokyo, per il nuovo Terminal marittimo di Salerno, per il trampolino per il salto con gli sci a Bergisel o lo spazio espositivo “Mind Zone” al Millennium Dome di Londra. Per arrivare al designi e ai costumi del balletto Metapolis, di cui Zaha Hadid ha realizzato anche la scenografia, nel 1999, per la coreografia di Frédéric Flamand. Possibili chiavi di lettura del progetto di Zaha Hadid potrebbero essere: tradurre in architettura lo spazio nell’era dell’informazione e dell’elettronica; organizzar i volumi e gli spazi secondo principi contrapposti; intervenire nella geografia urbana e paesaggistica. Le fornisce Margherita Guccione, responsabile del servizio Architettura della Direzione generale architettura e arte contemporanee. Il lavoro di Zaha cerca di trasformare in spazi architettonici i principi dell’età dell’informazione e dell’elettronica: interazione, simulazione, correlazione, flussi di dati, immaterialità. I suoi progetti si basano su un’idea di fluidità che determina uno spazio energetico e attraente, leggero e a volte esaltante, che sembra mimare la simultaneità del funzionamento della mente, la varietà ininterrotta del flusso dei pensieri. Il principio compositivo di questo progetto,come di altri, organizza lo spazio mediante concetti contrapposti:pieno/vuoto, pesante/ leggero, rigido/molle, aperto/chiuso, opaco/trasparente L’unità dell’edificio si presenta dissolta in un sistema interrotto di relazioni attraverso sovrapposizioni, addensamento, rarefazione, in cui l’ ambiente fruibile è tutt’altro che lineare, ma si compone per mezzo di una progressione spaziale. Zaha Hadid è attenta anche al “luogo del progetto”, nel senso che i suoi progetti modificano e ridefiniscono il contesto operando sul paesaggio con l’intento di mostrare l’impossibilità sia dell’assolutamente naturale, sia dell’urbano condizionato da gerarchie e assialità. Intenti che spesso si traducono in progetti librati nello spazio e che sembrano creare punti di vista assolutamente insoliti. Le opere e i progetti che seguono raccontano la raffinata sintassi di Zaha e la sua ricerca di una nuova spazialità contemporanea, fatta di uno spazio sfuggente e al tempo stesso avvolgente, mutevole perché mai concluso in un assetto definitivo. Sono progetti diversi, alcuni sembrano confondersi o integrarsi.
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui

x Sondaggi Edilportale
BIM: professionisti italiani, siete pronti? Leggi i risultati