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Architettura, F.O. Gehry: Lewis Building a Cleveland
ARCHITETTURA

Architettura, F.O. Gehry: Lewis Building a Cleveland

L'edificio "rompe" con i canoni istituzionali dell'edilizia universitaria

12/07/2002 – Armoniose onde argentate che avvolgono un edificio austero, la cui severità accentua ulteriormente la libertà e il dinamismo di queste ampie superfici ricurve: così si presenta il Lewis Buiding che il celebre architetto americano F.O.Gehry sta realizzando per la Weatherhead School of Management di Cleveland. Voluto e sponsorizzato dal magnate Peter B. Lewis - che ha devoluto per la costruzione dell'opera quasi 62 milioni di dollari - l'edificio di Gehry "rompe" decisamente con i canoni istituzionali dell'edilizia universitaria, realizzando quello che è stato definito dal critico Steven Litt "un vero capolavoro, il più grande show della città di Cleveland". Il mecenate Lewis, d'altronde - per cui Gehry aveva già progettato, senza realizzarlo, l'ampliamento della residenza privata - si era rivolto proprio al famoso architetto in quanto desiderava la costruzione di un edificio simbolico, che con la sua moderna aggressività testimoniasse l'inventiva, la creatività e il dinamismo che sono attualmente richieste anche a una figura professionale tradizionalmente rigorosa e razionale come quella del manager. Gehry, dal canto suo, aveva già accettato l'analoga sfida della costruzione di un simbolo quando aveva progettato, su richiesta del Comune di Bilbao, quel Guggenheim Museum che è diventato non solo il monumento più celebre della città basca, ma una vera e propria icona della contemporaneità, la cui potenza visiva ha praticamente offuscato, a livello mondiale, quella di altre istituzioni ben più antiche e celebrate, finendo con l'essere associato, nell'immaginario collettivo, al "museo" per eccellenza. Dal punto di vista planimetrico, il Lewis Building si sviluppa su 5 livelli, e testimonia quella nuova accezione dell'università, lontana dal rigorismo e dalla formalità che hanno caratterizzato l'"accademismo" europeo, che gli Stati Uniti hanno contribuito a creare con la realizzazione dei loro campus, in cui la permanenza di professori e allievi viene considerata in primo luogo un'occasione impedibile di confronto e socializzazione, un'esperienza formativa a livello personale, prima ancora che didattico. Di questa concezione, Gehry sottolinea l'aspetto del continuo scambio, evitando un'eccessiva specializzazione delle funzioni, in modo che tutte siano contemporaneamente presenti ai vari livelli dell'edificio. Le aule, in particolare, garantiscono una notevole flessibilità, e soprattutto sono state pensate come spazi "democratici", in cui viene abbattuto l'ormai superato distacco tra professore e studenti in favore di una continua, formativa interrelazione. La loro particolare forma, poi, consente un notevole miglioramento della visibilità e dell'acustica, a cui è stata dedicata particolare attenzione in modo da garantire la massima fruibilità, mentre la dotazione di un sofisticato impianto audio e video permette la realizzazione e la proiezione di documentari e interviste. Ampi spazi sono dedicati, infine, alle cosiddette "meeting rooms", e cioè a quelle aree, solitamente trascurate dall'edilizia scolastica tradizionale, destinate all'incontro, alla socializzazione e allo svago, sempre in quella logica di integrazione umana e personale che è la caratteristica più peculiare e moderna della realtà universitaria americana.
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