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Architettura, quel che sarà……l’architettura
ARCHITETTURA

Architettura, quel che sarà……l’architettura

In corso l’ottava Mostra Internazionale della Biennale di Architettura

20/09/2002- Venezia. “Next” significa prossimo, seguente; indica una vicinanza di luogo e di tempo, indica una cosa che sta o accadrà non in un lontano spazio e tempo, ma che in un certo senso è già qui, quasi si intravede. Questo racchiude un po’ il tentativo di Deyan Sudjic, direttore della Biennale, di rappresentare gli sviluppi dell’ architettura mondiale dei prossimi anni, presentando i progetti con i tradizionali mezzi della rappresentazione architettonica: disegni, fotografie, plastici e anche pezzi di architetture costruite (come nel caso della nuova sede del New York Times, la torre che Renzo Piano costruirà a New York e di cui a Venezia saranno riprodotti due piani). “Io non credo che l’architettura sia arte” afferma il londinese Deyan Sudjic, e ancora “L’architettura non è una religione privata ed è una cosa troppo importante per essere lasciata solo agli architetti. Lo scopo di questa Biennale è di rifarla rientrare in un circuito più vasto, come accade per la letteratura, l’arte o il cinema.” Queste affermazioni, emblematiche della “poetica architettonica” scelta dal curatore della Biennale, rappresentano un’ opposizione o meglio un cambio di rotta rispetto alla full immersion digitale dell’edizione di Fuksas che aveva proposto il tema dell’architettura come strumento di una pianificazione globale influenzata dalla rivoluzione mediatica. Alla dimensione estetizzante di Fuksas, Sudjic ha preferito il minimalismo degli asettici tavoli di John Pawson. Le due sezioni alle Corderie e nel Padiglione Italia mostrano più di cento progetti con la partecipazione di quasi 90 architetti scelti per offrire un panorama di quella che sarà l’architettura. Tra i nomi più noti, Peter Eisenman, Zaha Hadid, Toyo Ito, Renzo Piano, Ando, Foster, Nouvel, Hollein, Isozaki. La Biennale non si mostra come qualcosa di fantastico, non offre colpi di scena, né straordinari impatti visivi: il suo direttore ha preferito “sacrificare” tutto ciò a favore di una leggibilità documentaristica ottenuta anche attraverso testi esplicativi dei progetti. Probabilmente questa scelta piacerà al pubblico della Biennale che, dopo un’edizione in cui il disegno d’architettura sembrava bandito, avrà modo di valutare in maniera più convenzionale l’impatto di musei, ponti, strade, torri, città. La formula adottata da Sudjic per mostrare i progetti è quella della selezione antologica: Next Place sull’evoluzione urbana, Next Home sulla casa, Next Work sui luoghi di lavoro, Next Generation suio nuovi talenti; dieci tipologie – piani urbanistici, chiesa e stato, formazione, musei, abitazione, interscambio, lavoro, negozi, torri, spettacolo – per sintetizzare l’architettura mondiale. A tenere sempre viva l’attenzione del visitatore, grandi plastici e dettagli in scala, che servono anche a temprare l’ astrattezza bidimensionale dei disegni. Ma la sezione sagomata del tetto del complesso culturale per Santiago de Compostela o il cilindro traforato della Biblioteca del Brabante del gruppo olandese Mvrd offrono un grande impatto e un’alta qualità estetica, ma nulla dicono dal punto di vista urbanistico, sull’impatto territoriale. I progetti del nuovo millennio sembrano più delle meteore destinate a brillare da solo in un contesto territoriale che non appartiene loro e sul quale sembrano essere appoggiate. Grandi o grandiose architetture, ma fuori da ogni contestualizzazione. Per accedere al sito della Biennale di Venezia: www.labiennale.org
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