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LAVORI PUBBLICI

Ance: i maxibandi inquinano il mercato

di Roberta Dragone

Ricorso contro Grandi Stazioni

Vedi Aggiornamento del 20/06/2005
28/08/2003 – L’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori, si scaglia contro i maxiappalti eseguiti in proprio dalle ex municipalizzate oppure affidati senza gara ai propri soci privati. L’accusa: la concorrenza nel settore delle opere pubbliche è seriamente minacciata. Di qui il ricorso al Tar contro Grandi Stazioni, il primo fra gli obiettivi della “controffensiva legale” dell’Ance. Consip ed Spa miste pubblico-privati (Acer di Reggio Emilia, Arcea) sono gli altri di mira. Il primo ricorso contro Grandi Stazioni denuncia il maxiappalto da 557 milioni di euro bandito il mese scorso. Porre fine al restringimento della concorrenza nel mercato delle opere pubbliche è il principale scopo dell’azione legale dell’Ance. C’è una spirale di centralismo e dirigismo – dichiara il presidente dei costruttori Carlo de Albertis – che non può che vederci contrapposti. Da non dimenticare, peraltro, che Grandi Stazioni gode già di 260 milioni assegnati dal Cipe. Quest’ultimo, tuttavia, prevedeva con tale finanziamento la suddivisione, e non la concentrazione di tredici opere nelle mani di un unico general contractor. Non solo i maxiappalti di Grandi stazioni, ma anche i grandi bandi di global service della Consip e i lavori “in house” delle ex municipalizzate come l’Acer di Reggio Emilia. Non solo queste aziende hanno il monopolio dei servizi ed eseguono i lavori in proprio o affidandoli senza gara, ma proprio per questo risultano possedere i requisiti per partecipare come esecutori agli appalti pubblici. L’Ance è determinata a combattere le “metastasi che invadono l’intero sistema appaltistico”.
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