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MERCATI

Il caro-acciaio rallenta l’attività nei cantieri

di Roberta Dragone

Tra le cause il ruolo-calamita della Cina

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23/03/2004 – Il prezzo dell’acciaio impenna e mette a rischio l’attività nei cantieri. Carenza di materia prima e conseguente aumento del prezzo base dei materiali rallentano i processi di costruzione. Secondo i dati forniti dalla Camera di commercio di Brescia, il prezzo base del tondino per cemento armato è aumentato più del doppio, passando dai 130-135 euro a dicembre ai 275-285 agli inizi di marzo; mentre il prezzo delle travi d’acciaio sale a +30%. Tra le principali cause del rallentamento dell’attività nei cantieri ci sarebbe il ruolo-calamita giocato dai paesi in forte sviluppo come la Cina, a testimonianza del fatto che la crisi non riguarda solo l’Italia, ma assume un carattere internazionale. In tutto il mondo ogni anno si producono circa 800-900 milioni di tonnellate di acciaio, dei quali 200 prodotti solo dalla Cina. L’emergenza è comprensibile se si pensa che anche la Cina, nonostante sia il maggiore produttore, è costretta ad importare comunque l’acciaio perché quello che produce non soddisfa i bisogni interni. In Italia l’emergenza scaturisce dalla scarsità delle materie prime, che comporta la lievitazione dei prezzi ed il conseguente aumento dei costi di produzione dei cantieri che, secondo quanto dichiara il direttore dell’Ance Carlo Ferroni, è stimabile dall’8 al 10%. I costruttori italiani hanno già fatto appello ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Industria per un intervento di sostegno economico che possa assorbire i costi elevati che l’urgenza ferro comporta.

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