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Architettura assediata dalle soluzioni anti-terrorismo
ARCHITETTURA

Architettura assediata dalle soluzioni anti-terrorismo

di Roberta Dragone

Ma i grandi progettisti difendono il concetto di spazio aperto contro la crescente domanda di misure di sicurezza

Vedi Aggiornamento del 28/04/2006
26/10/2004 – La tragedia consumatasi l’11 settembre del 2001 obbliga oggi l’architettura a confrontarsi col problema della sicurezza. La fluidità progettuale, emblema dell’architettura contemporanea, rischia infatti di essere sacrificata in nome del ricorso a misure di sicurezza anti-terrorismo che la committenza ritiene sempre più necessarie. Ma i grandi progettisti rifiutano l’ipotesi di una società “barricata”, in quanto sintomo di disintegrazione dell’idea di convivenza, insita nel concetto di Urbanitas. L’architettura deve, a loro avviso, difendere gli spazi aperti contro ogni atteggiamento pessimista che, promuovendo soluzioni di sicurezza invasive, rischia invece di trasformare le città in luoghi chiusi evocanti una minaccia di pericolo costante. Fuksas, Perrault, Piano, Libeskind condividono l’idea di un’architettura che, piuttosto che cedere a misure estreme, sia in grado di adottare “misure di sicurezza invisibili” e soluzioni tecnologiche che rafforzino gli spazi aperti al pubblico. È questo il motivo per cui Massimiliano Fuksas si è rifiutato di stravolgere una parte importante del suo progetto per la nuova Fiera di Milano introducendo pesanti barriere di controllo in spazi che a suo avviso devono restare aperti (nella hall del centro congressi e nelle zone che danno accesso alla metropolitana e ai parcheggi). L’architetto francese Perrault si è per lo stesso motivo opposto all’introduzione di cancellate e telecamere nel progetto del Mariinsky Theatre di San Pietroburgo, riuscendo alla fine a conservare inalterata la proposta originale. Daniel Libeskind, vincitore del Concorso a New York per Ground Zero, è stato sicuramente colui che si è confrontato con il compito più difficile. È egli stesso a spiegare come il progetto dell’edificio, che inizialmente prevedeva l’accesso sino alla cima, sia stato poi modificato per consentire ai visitatori di raggiungere al massimo il 70° piano. Al fine di conferire alla struttura maggiore resistenza possibile la torre di acciaio è stata avvolta da un reticolo di cavi sorretto da due strutture trasparenti. La testimonianza di Libeskind riporta anche notizie su simulazioni di attacchi terroristici al fine di studiare dettagliati piani di evacuazione, nonché misure antincendio e sistemi di filtraggio contro attentati bio-chimici. Renzo Piano è invece coinvolto a New York in altri quattro importanti progetti in cui sono previste obbligate misure di sicurezza: la torre del New York Times, il Whitney Museum sulla Madison Avenue, la Columbia University ad Harem e l’estensione della Morgan Library. Al fine di non soffocare l’espressione architettonica – spiega l’architetto italiano – abbiamo adottato soluzioni di “sicurezza invisibile” e addirittura rafforzato gli spazi aperti al pubblico. Norme antisismiche e antincendio, dunque, barriere architettoniche, ma non a spese di un’architettura privata della sua fluidità e della sua capacità di esprimere trasparenza e partecipazione.
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