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Ance premia “La città del futuro”
CONCORSI

Ance premia “La città del futuro”

di Roberta Dragone

Ex aequo a due progetti che inaugurano una nuova definizione di “spazio” domestico

Vedi Aggiornamento del 31/01/2005
03/11/2004 – Una nuova idea dell’abitare come scomposizione dello spazio domestico e ricomposizione in una sorta di assemblaggio meccanico oppure come sistema in cui si assottiglia il confine città-ambiente. Sono queste le due risposte progettuali, presentate rispettivamente dagli studi Nemesi e IaN+, risultate vincitrici in ex aequo nel concorso “La città del futuro” indetto da Ance sul tema dell’abitare. I premi sono stati assegnati a Positano, in occasione del 6° congresso dei giovani costruttori dell’Ance, dal presidente Claudio de Albertis, il quale ha spiegato che l’obiettivo dell’iniziativa consiste nel creare un rapporto diretto tra progettisti e costruttori in relazione alla “nuova qualità dell’abitare”. La mostra – continua De Albertis – ha il pregio di testimoniare delle ipotesi su come lo spazio intimo e domestico può nel suo complesso diventare qualcos’altro, elevarsi a momento collettivo, di relazione tra gli individui. Il progetto di Nemesi propone un’abitazione quale risultato di una sorta di “ars combinatoria” in cui i singoli elementi vengono montati in un assemblaggio meccanico come se lo spazio domestico fosse oggi l’estensione di quella filosofia componentistica tradotta da Ikea in stile di vita. In tale interpretazione la casa perde ogni suo residuo fascino simbolico e totalizzante riaffermando la sua attuale condizione di “utensile anonimo”. I singoli moduli, assemblati in aggregazioni che danno forma all’edificio, rispondono alle minime esigenze individuali e conferiscono all’edificio massima flessibilità. La proposta dello studio romano IaN+ opera invece una dilatazione degli spazi in un sistema di riconciliazione dell’individuo col proprio ambiente. Anche qui viene realizzata una scomposizione delle singole attività, indotte dalle nuove esigenze dell’abitare. A caratterizzare il progetto dello studio romano è, tuttavia, l’idea di un assottigliamento del confine tra città e ambiente: espansione dei luoghi domestici di relazione, cortili, terrazzi, spazi arredati anche da elementi architettonici quali vasche di piante o acqua.
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