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Architettura come evento - incontro con Bernard Tschumi
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Architettura come evento - incontro con Bernard Tschumi

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Si apre il ciclo di incontri 2005 dell’Osservatorio sull’Architettura

07/03/2005 - Sarà Bernard Tschumi ad aprire il ciclo di incontri per la stagione 2005 dell’Osservatorio sull’Architettura, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Targetti con il contributo dell’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Firenze. Esponente di primo piano dell’avanguardia architettonica internazionale, Tschumi rappresenta con i suoi costrutti teorici e con le sue opere un punto di riferimento. Dai suoi primi progetti giovanili di matrice radicale fino alla consacrazione internazionale con la realizzazione del Parco della Villette a Parigi alla fine degli Anni Ottanta; dai progetti francesi di Rouen alle opere recenti per l’ampliamento della Columbia University a New York e il Campus di Miami, fino ad arrivare agli ultimi importanti concorsi internazionali vinti per il nuovo museo dell’Acropoli ad Atene, il Museo d’arte Moderna di San Paolo e il Museo d’arte africana di New York Tschumi si è sempre confermato come una delle personalità più innovative dell’architettura contemporanea. L’incontro-evento, curato da Pino Brugellis e Giovanni Damiani, si svolgerà in forma di intervista diretta da giovani critici nei confronti di Tschumi e ripercorrerà attraverso le tappe più significative delle esperienze del maestro svizzero il complesso panorama che ha caratterizzato l’architettura dagli Anni Sessanta ai nostri giorni: dalle partecipazione alle contestazioni studentesche all’adesione alle teorie decostruzioniste, dall’opposizione all’idea di architettura come disciplina autonoma al “realismo-surrealista” di un’architettura che cerca nel complesso mondo delle contraddizioni sociali della metropoli una prassi per riaffermare nuovi modi di essere. Tschumi sceglie lo spazio metropolitano come tema di confronto per il suo sviluppo teorico, non lo spazio come luogo metafisico dove creare forme capaci di evocare memorie, ma piuttosto inteso come luogo dell’esperienza: lo spazio in tutta la sua violenza, la violenza della realtà. La violenza dell’architettura è inevitabile, poiché l’architettura è legata agli eventi esattamente come l’ordine è legato al caos. Questo suggerisce che le azioni qualificano lo spazio tanto quanto lo spazio qualifica le azioni. “A chi spetta ideare e dirigere questi squisiti piaceri spaziali, queste scomode torture architettoniche, questi sentieri tortuosi di queste promenade attraverso passaggi deliranti e questi eventi teatrali in cui l’attore completa l’allestimento scenografico?” si chiede Tschumi per il quale la violenza è intrinseca nel fare architettura e nel gestire lo spazio; non c’è nessuna innocenza possibile: chi pratica l’architettura e vuole progettare lo spazio è costretto a praticare violenza, prima sullo spazio stesso, poi su chi lo utilizza. Quello che interessa a Tschumi è lo spazio che si genera dal movimento e dalla vita che lo attraversa. I soggetti delle sue architetture sono le persone che le vivono, le relazioni spaziali che le uniscono. È l’esperienza del muoversi nella metropoli che crea lo spazio e le relazioni fra le cose e gli uomini. L’architettura è generata dalle relazioni sociali, dai movimenti e dalle implicazioni spaziali di coloro che lo esperiscono. Crollati gli ideali di costruire un mondo migliore, Tschumi si interessa al mondo così come è. Quel mondo che abbandona ogni raffinatezza stilistica per divenire il luogo della realtà più dura. Quel mondo “senza qualità”, senza senso, rappresentato dalla perdita dei valori della metropoli: una nudità perversa che non offre nessuna via d’uscita. Ma in questa società senza valori Tschumi ritiene che progettare è di nuovo possibile: nelle sue opere immette tutta l’energia imprigionata dalle esperienze metropolitane e pone in essere le proprie riflessioni sul dinamismo e gli eventi. Al contempo Tschumi rappresenta anche l’ascesa al potere del surrealismo: non è più possibile distinguere fra ciò che è normale e ciò che è anormale, ciò che è intero da ciò che disgiunto. Il nuovo territorio dell’architettura diviene allora lo spazio della trattativa, dell’incertezza. I luoghi si confondono allo stesso modo dei meccanismi e delle regole che costituiscono la nuova società che è già esplosa e che ha già compreso che la stagione della rivolta degli Anni Sessanta non era altro che un tentativo di ridefinire i nuovi assetti del potere. Cortocircuito che ha portato una generazione “contro” ad avere posizioni dominanti nel mercato. Mentre le correnti postmoderniste hanno proposto una sostanziale resa dinanzi al progressivo sgretolarsi della società e della “Cultura Alta”, una generazione prevalentemente anglofona - che lo svizzero-francese Tschumi ha frequentato sia alla AA a Londra che poi negli Stati Uniti - ha accettato l’impossibilità di arginare la lunga onda nichilista e ha preso spunto da essa per provare a edificare nuove regole e standard sociali. Regole che sono divenute negli ultimi vent'anni la base della cultura e dell'economia globale contribuendo a formare una nuova classe dirigente. Un approccio che è servito a trasformare l’energia impazzita degli eventi per la costruzione di nuove realtà. E’ in questo clima che architetti come Tschumi hanno potuto godere del favore dell’alba di una nuova stagione e in questo clima diventa “normale” che un libro di Tschumi, presentato sotto forma di fotocopia, che ammicca alla libertà di utilizzo e di circolazione, divenga un costoso e vendutissimo volume pubblicato da un editore come MIT Press. Com’è “normale” che lo stesso Tschumi, che nella prefazione di questo volume si pone il problema della trasformazione sociale sino alle sue più estreme conseguenza, sia stato per più di vent'anni Preside in una delle maggiori università degli Stati Uniti, la Columbia University di New York. Com’è “normale” che la cultura pop sia diventata la cultura tout-court del nostro tempo. Di questa “normalità” dibatteremo, perché per questa “normalità” passa la sfida del nostro tempo. L’incontro-evento, sarà anche l’occasione per presentare “Architettura e disgiunzione” (Edizioni Pendragon), traduzione in italiano di “Architecture and Disjunction”, un vero best seller scritto da Tschumi nel ‘96 e ormai divenuto un classico della letteratura architettonica. 19 marzo 2005, ore 11 Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze Per ulteriori informazioni Consuelo de Gara Tel 055 3791 295 Fax 055 3791 285 e.mail: c.degara@targetti.it Vai alla scheda evento
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