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Tracce di memoria: incontro a Firenze con Peter Eisenman

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L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Targetti

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31/03/2005 - Dopo Norman Foster, Yona Friedman e Bernard Tschumi, il nuovo appuntamento con i grandi dell’architettura contemporanea avrà come protagonista Peter Eisenman. A lui è infatti dedicato il secondo incontro della stagione 2005 dell’Osservatorio sull’Architettura, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Targetti con il contributo dell’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Firenze. Peter Eisenman (1932), vincitore del Leone d’Oro alla carriera all’ultima Biennale di Venezia, è senza dubbio una del figure più interessanti e intriganti dell’architettura internazionale. L’intellettuale americano, considerato dalla critica come il più concettuale degli architetti, con i suoi costrutti teorici ha rappresentato e continua a rappresentare un punto di riferimento per molte generazioni. Le sue realizzazioni - intellettualmente sofisticate e di non facile lettura -hanno sempre suscitato clamore e sconcerto. Quella di Eisenman, infatti, è un’architettura non immediata, difficile anche da fotografare o da cogliere con lo sguardo; un’architettura che per svelarsi ha bisogno del rapporto diretto dell’esperienza; pensata come la scrittura di un possibile testo, si pone fuori dai confini della storia, rimandando ininterrottamente all’alterità, dove le assenze sono più importanti delle presenze. Il suo lavoro consiste in uno scrutare continuo nei meandri dell’inconscio per riportare alla luce tracce di memoria sepolte sotto strati profondi che faticano a riemergere. Ne deriva una narrazione non lineare, apparentemente incomprensibile, che accenna a delle possibili soluzioni e obbliga a un processo mentale, a un lavoro paziente sul proprio inconscio. Nell’architettura di Eisenman – che è essenzialmente espressione di una mancanza o di ciò che poteva essere, ed è pertanto senza struttura né corpo - lo spazio fisico rimanda allo spazio mentale, a uno spazio inconscio comune a tutti gli uomini. I significati dei suoi progetti non sono facilmente leggibili e molte volte non rimane altro che dichiarare la nostra inadeguatezza a tradurre la loro inafferrabilità misteriosa e poetica. Il 10 maggio si inaugura a Berlino il suo memoriale all’olocausto, un lavoro in cui l’ossessione della ripetizione porta con se il grido muto della follia. L’opera, che ha suscitato nella stampa internazionale non poche polemiche, è un lavoro sulla perdita di senso: un grande labirinto neutro, gelido e violento la cui vista suscita nel fruitore lo stesso senso di estraniazione e di angoscia dell’ebreo Eisenman che si trova a fare i conti con la storia dell’eccidio del suo popolo: un popolo alla continua ricerca di un luogo, un luogo che non è la prossimità data bensì quella promessa. L’evento del 13 maggio a Palazzo Vecchio sarà il primo incontro pubblico dopo l’inaugurazione del Memorial to the murdered Jews of Europe. Eisenman ha accettato la sfida lanciata da giovanissimicritici italiani di lasciarsi interrogare sui suoi ultimi lavori nell’ambito di una sorta di seduta psicanalitica pubblica volta a cogliere , attraverso i suoi lavori, ciò che accomuna tutti gli esseri umani al di là della storia e del tempo. Tracce di memoria: incontro con Peter Eisenman a cura di Pino Brugellis e Manuel Orazi 13 maggio 2005 - Ore 17:30 Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze Osservatorio sull’Architettura/Fondazione Targetti in collaborazione con l’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Firenze e la casa editrice Quodlibet

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