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Triennalisti: no al progetto di albo unico dei tecnici

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Non è possibile definire ingegnere chi ingegnere non è

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18/05/2005 - Come noto il dPR 328 del giugno 2001, unitamente alla riorganizzazione dei percorsi formativi universitari per classi di laurea, ha messo in luce un principio di scelta (benché migliorabile attraverso l’eliminazione di talune barriere all’ingresso) tra vari ordini e collegi di riferimento pienamente condivisibile visto che ha finalmente sancito il diritto del laureato post-riforma 509/99 di decidere, evitando deprecabili canalizzazioni. E’ da ritenere, infatti, che, a regime, tale importante conquista, che assolutamente il nuovo laureato intende mantenere, possa indurre ad una sana concorrenza tra vari ordini professionali, scuotendo dal sopito dinamismo tali istituzioni da troppo tempo pressoché imbrigliate. Siamo giovani e si sa ai giovani è consentito avere ancora degli ideali che si stempereranno, poi, inesorabilmente con il confronto con la realtà. Con tale spirito e con la ferma convinzione che “two is better than one”, cioè che la libertà di scelta è un principio cardine della democrazia, il CUP3 ha preso parte, invitato, ad alcuni tavoli tecnici per portare il proprio contributo all’idea di unificare in un solo Albo le categorie che fin dall’inizio si sono fatte promotrici, obtorto collo, di tale iniziativa, mi riferisco in particolare ai Consigli Nazionali dei Periti Industriali, Geometri e Periti Agrari che, unitamente alle loro Casse di Previdenza (che sia questa la vera motivazione?) hanno visto in questa operazione di accorpamento l’unica via di uscita rispetto alla incombente riforma della scuola superiore proposta dal Ministero dell’Istruzione e che per le professioni tecniche prevede un generale innalzamento del livello di formazione minima per l’accesso alla professione. L’idea, quindi, di contribuire alla creazione di un polo di professioni tecniche (di ben 170.000 iscritti) che fungesse da valida alternativa per i laureati e da sprono per le altre categorie tecniche sembrava, per le ragioni precedentemente riportate, affascinante. Abbiamo purtroppo dovuto ricrederci ed il CUP3 si è visto costretto ad abbandonare il progetto per le notevoli condizioni poste e che hanno, alfine, fatto comprendere che forse le motivazioni alla base di una iniziativa storica di tale portata ed importanza ci dividevano. Prima di tutto ci si è resi conto che quello a cui si puntava era in realtà l’abolizione delle sezioni B degli Albi di Ingegneri, Architetti ed Agronomi, obbligando di fatto tutti i laureati nuovo ordinamento ad iscriversi all’istituendo Albo dei tecnici laureati. Ed ecco la dura realtà che ha subito preso il sopravvento sugli ideali: le pregiudiziali poste prima dai Geometri in merito all’abolizione delle sezioni B e dai Periti Agrari, poi, sull’esclusione dal progetto di unificazione degli Agrotecnici (unire dividendo?), senza comprendere bene per quali ragioni visto che questi ultimi godono oggi di pari dignità professionale ed oltretutto sono meglio riusciti a calarsi nello spirito della riforma, riuscendo ad attrarre molti più laureati di primo livello dei Periti Agrari e Agronomi messi insieme, hanno fatto sì che il CUP3 desse forfait. Ultima considerazione va portata a riguardo della questione del titolo di ingegnere che gli attuali diplomati vorrebbero attribuirsi. A tal proposito voglio qui richiamare le parole pronunciate in occasione di un convegno sulle professioni, tenuto a Reggio Calabria dalla sen. Maria Grazia Siliquini, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (uno degli esponenti più attenti ai problemi delle professioni) e che in quell’occasione disse “non è possibile definire ingegnere chi ingegnere non è”; parole sante che suonano quanto mai appropriate in questa vicenda e che ricordano l’importanza ed il senso di connotare con tale titolo professionale un preciso percorso formativo (certamente diverso dal diplomato). Siamo certi che questo Governo non consentirà, quindi, che il laureato nuovo ordinamento (su cui ha nuovamente deciso di puntare anche questo Governo con la recente riforma Moratti) sia strumentalmente usato da qualche categoria come vessillo nella conquista di nuovi ambiti di competenze e per fregiarsi di un titolo che non gli appartiene. Antonio Picardi presidente CUP3 Coordinamento Universitari e Professionisti triennali www.cup3.it
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