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Tar Campania: l’esproprio di Bagnoli è illegittimo

di Roberta Dragone

Il Comune intende chiedere una sospensione della sentenza

Vedi Aggiornamento del 02/01/2006
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25/05/2005 – In fumo il programma dell’amministrazione comunale di Napoli per la bonifica dell’area Bagnoli. Lo scorso 18 maggio il Tar Campania ha depositato una sentenza che annulla gli atti con cui si trasferiva l’area al Comune. Ma l’amministrazione non intende rinunciare. Chiederà una sospensione della sentenza in modo da avere il tempo necessario per una probabile trattativa con gli originari proprietari dell’area. In assenza di un accordo ricorrerà al Consiglio di Stato. Si tratta dei 178 ettari dell’ex Ilva, terreni inizialmente di proprietà dell’Iri passati successivamente a due società controllate da Fintecna: Cimi-Montubi Spa e Mededil Spa. Tra il 20 luglio del 2001 e il 3 gennaio del 2002 il Consiglio Comunale di Napoli approvava cinque delibere per l’acquisto dei lotti, per una spesa pari a 41 milioni di euro. Oggi la sentenza del Tar, giudicando illegittimo l’esproprio dell’area, rende nullo l’iter sopra descritto. L’esproprio sarebbe stato inizialmente determinato dalla Finanziaria 2001 (legge 388/2000), che attribuiva al Comune di Napoli la possibilità di acquisire la proprietà dell’area interessata, oggetto di interventi di bonifica, entro il 31 dicembre 2001. Ma oggi il Tar di Napoli spiega: le regole dell’attività espropriativa non sono derogate dalla norma speciale dettata dalla legge 388 del 2000. È pertanto evidente che “l’atto atipico posto in essere dal comune non corrisponde, nei presupposti, nella forma e nel contenuto, a un provvedimento di espropriazione”. Il comune di Napoli non intende tuttavia rinunciare al programma per la riconversione di Bagnoli. Il primo passo sarà chiedere la sospensione della sentenza. In tal modo ci sarà il tempo sufficiente per tentare la strada di una trattativa con Cimi-Montubi Spa e Mededil Spa. Successivamente – spiega il difensore del Comune Giuseppe Abbamonte - il Comune ricorrerà all’appello in Consiglio di Stato, al procedimento di esproprio con riserva. Ed infine all’occupazione di urgenza dei suoli per consentire i lavori.

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