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Kyoto: Ue dà il via libera al nuovo piano italiano

di Roberta Dragone

A pochi giorni dalla scadenza del 3 giugno Roma e Bruxelles trovano l’intesa: l’Italia ha il proprio piano per ridurre i gas a effetto serra

Vedi Aggiornamento del 28/11/2005
27/05/2005 – L’Italia può ufficialmente partecipare al sistema europeo per il contenimento delle emissioni di anidride carbonica. Lo scorso mercoledì la Commissione europea ha finalmente approvato il Piano italiano per la riduzione dei gas a effetto serra, in attuazione del Protocollo di Kyoto. Scatta dunque l’Emission Trading (n. 2003/87/Ce), un meccanismo di mercato che stabilisce un tetto massimo alle emissioni dei settori industriali: le aziende che lo superano devono acquistare i diritti di emissione da chi invece riduce i fumi. Il si giunge dopo la bocciatura di due versioni precedenti del Piano, presentate dall’Italia il 21 luglio 2004 e il 25 febbraio 2005 (la seconda dopo pochi giorno l’entrata in vigore del protocollo di Kyoto). Il termine ultimo entro il quale Bruxelles e Roma avrebbero dovuto trovare un accordo era fissato al 3 giugno 2005. Qualora l’accordo non fosse stato raggiunto, sarebbe stata la Commissione europea ad imporre al nostro Paese un piano di allocazione, ovvero il rendiconto delle emissioni di anidride carbonica da ridurre. A pochi giorni dalla scadenza l’Italia ha ottenuto l’approvazione finale, tuffandosi a tutti gli effetti nella sfida ambientale di Kyoto. Dei 25 paesi europei manca ora all’appello soltanto la Grecia. L’ultimo piano presentato dall’Italia prevedeva l’assegnazione alle imprese italiane di permessi di emissione pari a 239,3 milioni di tonnellate di CO2 nel 2005, 238,3 milioni nel 2006, e 238,1 nel 2007. Ma la Commissione giudicava troppo generosa la distribuzione generale delle allocazioni. E chiedeva pertanto di tagliare 8,4 milioni di tonnellate rispetto a quelle previste dal Piano italiano. Bruxelles non accettava inoltre che fosse possibile per le autorità italiane concedere ulteriori future assegnazioni di permessi di emissione, cioè successive all’inizio del commercio di emissioni tra le imprese. A conclusione delle complesse trattative che hanno preceduto l’approvazione in extremis, le autorità italiane hanno accettato di limitare la quantità di emissioni di anidride carbonica, riducendole ad una quota media di 232,5 milioni di tonnellate nel triennio 2005-2007. Due sono inoltre state le condizioni che Bruxelles ha ritenuto irrinunciabili per il sì definitivo al terzo piano presentato dall’Italia: - il divieto di assegnare quote aggiuntive di emissioni successive al primo schema; - la possibilità di destinare una riserva di quote (1,5 milioni di tonnellate) soltanto a nuove imprese. Tali modifiche figurano nei primi due articoli della bozza. Ricordiamo che il piano di allocazione riguarda le industrie operative nei settori energia, acciaio, cemento, carta e vetro. L’obiettivo, secondo quanto dispone il protocollo di Kyoto, è di raggiungere entro il 2012 una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra pari al 6,5% rispetto ai livelli del 1990.

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