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MERCATI

Ance propone nuova alleanza per lo sviluppo

di Roberta Dragone

La sfida della città e del rilancio urbano per la crescita economica

Vedi Aggiornamento del 30/06/2005
13/06/2005 – Mettere insieme le migliori forze produttive dell’Italia per scongiurare il rischio di isolamento che il nostro paese corre nel nuovo scenario economico mondiale. Questa la proposta lanciata dal presidente dell’Ance Claudio De Albertis nel corso dell’Assemblea annuale dell’Associazione tenutasi la scorsa settimana, alla quale hanno preso parte anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi e il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. In uno scenario complessivo che mostra non pochi segni di debolezza, l’andamento positivo del settore delle costruzioni confermerebbe il suo ruolo decisivo in un potenziale disegno di rilancio. Il futuro dell’Italia sarebbe secondo i costruttori italiani nella sfida della città e del rilancio urbano. Sarebbe su questo terreno che il sistema produttivo-economico e il sistema istituzionale dovrebbero far convergere le loro forze in un’unica e coerente visione progettuale, che l’Ance chiama “Progetto costruzioni 2015”. Si tratta di un progetto da portare a termine nei prossimi dieci anni, su altrettanti grandi obiettivi: etica della responsabilità; autorevolezza; libero mercato; sicurezza nel lavoro; edilizia sostenibile; qualità; Mezzogiorno; crescita industriale delle imprese; loro tutela; sinergia della rappresentanza. “Le politiche di crescita del Paese non possono che diventare oggi politiche per le infrastrutture, per le città e per le reti”. Il primo passo per dare il via a tale disegno di rilancio consisterebbe nel liberare il paese dal problema della “illiberalità” e della “inefficienza”, dal fronte fiscale a quello della formazione, dal male applicato e male inteso principio di sussidiarietà tra pubblico e privato al nodo delle privatizzazioni non accompagnate da una vera liberalizzazione dei mercati. Questo significherebbe risolvere prima di tutto gli “intoppi” tipicamente italiani nel mercato delle opere pubbliche, così come nel mercato privato, in quello del lavoro e nel sistema del credito e delle assicurazioni. Bisognerebbe poi provvedere ad un maggiore tutela della concorrenza sul fronte degli appalti pubblici; al rafforzamento del ruolo dei privati nella gestione del territorio; alla depenalizzazione del prodotto immobiliare per potenziare l’offerta di alloggi; ad una maggiore imparzialità nel mercato del credito; alla riduzione del costo del lavoro. “Senza queste premesse – sottolinea De Albertis - è impensabile giocare la partita del rilancio italiano”.
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