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PROFESSIONE

UE: sì al riconoscimento dei titoli professionali

di Roberta Dragone
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Il Consiglio competitività adotta definitivamente la proposta di direttiva per un sistema comune di riconoscimento delle qualifiche nei Paesi Ue

Vedi Aggiornamento del 24/01/2006
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14/06/2005 – Tra due anni gli architetti potranno facilmente svolgere la propria attività in un altro Stato membro dell’Unione europea. Lo scorso 6 giugno il Consiglio europeo competitività ha approvato in via definitiva, a maggioranza qualificata, la proposta di direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali. Il provvedimento intende facilitare la libera circolazione dei professionisti nell’Unione Europea. L’astensione della delegazione lussemburghese ed il voto contrario di quelle tedesca e greca non hanno impedito l’approvazione finale. Tra due anni le nuove disposizioni potranno entrare in vigore. Ricordiamo che la nuova direttiva modifica profondamente quindici direttive settoriali per professioni regolamentate (tra cui architetti, medici e dentisti), semplificandole notevolmente. È inoltre complementare con l’attuale proposta di direttiva sui servizi nel mercato interno. Agli architetti che vorranno svolgere la propria attività in un altro paese dell’Unione europea è assicurato il riconoscimento automatico dei propri titoli. Questo avverrà grazie ad un coordinamento delle attività di formazione base. Sono stati stabiliti, in particolare, cinque livelli di riferimento che corrispondono ad altrettanti cicli di formazione nei diversi Stati membri. In tal modo sarà più semplice mettere a confronto le qualifiche dei professionisti che provengono da paesi diversi. È inoltre prevista l’introduzione di tessere professionali europee per facilitare anche la mobilità dei professionisti nel paese straniero. Le tessere, rilasciate da associazioni o organizzazioni professionali, dovrebbero contenere informazioni sulle qualifiche della persona - formazione, esperienza o sanzioni da cui è stato eventualmente colpito. Questo al fine di per accelerare lo scambio di informazioni tra il paese d’origine e quello ospitante. Sono state anche inserite salvaguardie volte a combattere gli abusi. Per evitare, ad esempio, che il riconoscimento professionale ottenuto in un altro Stato membro serva ad aggirare le norme più esigenti in vigore nel paese d’origine o conferisca dei diritti supplementari.
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