Network
Pubblica i tuoi prodotti
Vai al prossimo articolo
Edilportale Digital Forum, la seconda giornata della fiera virtuale dell’edilizia
TECNOLOGIE Edilportale Digital Forum, la seconda giornata della fiera virtuale dell’edilizia
NORMATIVA

Precisazioni su qualificazione delle aree ai fini ICI

di Rossella Calabrese

La Commissione Finanze impegna il Governo a fare chiarezza

Commenti 11057
15/07/2005 - Nella seduta del 13 luglio scorso, la VI Commissione Finanze ha approvato la risoluzione 7-00637 Nannicini concernente la qualificazione delle aree fabbricabili ai fini del prelievo ICI. La Commissione prende atto della necessità di dare un’interpretazione chiara dell’ art. 2 comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, riguardante la definizione di area fabbricabile ai fini ICI, che è all’origine di numerosi contenziosi. Ai sensi di tale articolo, «per area fabbricabile si intende l'area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinata secondo i criteri previsti agli effetti dell'indennità di espropriazione per pubblica utilità»; di conseguenza la Commissione ritiene che la disposizione vada letta nel senso di prevedere una graduale valutazione ai fini ICI, fra area edificabile «prevista dallo strumento generale» o da un «piano attuativo», e in base alle possibilità effettive di edificazione de facto. Questo indirizzo normativo, inoltre, è confermato da numerose altre disposizioni legislative, quali il Dpr 327/2001 (testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità), il Dlgs 302/2002, l'articolo 7 della legge 448/2001 (legge finanziaria per il 2002). Di altro avviso è, invece, una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 21644 del 16 novembre 2004) che afferma che «se l'edificazione è vietata sino all'approvazione dei piani attuativi (di iniziativa pubblica o privata), o finché la norma di salvaguardia non è stata revocata, non è sostenibile che quella certa area è utilizzata a scopo edificatorio» e che i proprietari di area fabbricabili, non provviste di piani attuativi, potrebbero versare l'imposta utilizzando come base imponibile il valore da reddito dominicale (aree agricole, valore quasi simbolico) e non il reale valore di mercato. Questo orientamento risulta in contrasto con il citato articolo 2 comma 1, lettera b), del Dlgs 504/1992, ma anche con le sentenze 12 aprile 1996 n. 113, e 24 marzo 1999, n. 119, della Corte Costituzionale, le quali affermano che «l'imposta comunale sugli immobili è confermata quale imposta patrimoniale e che in quanto tale, non si basa su indici di produttività dei vari cespiti». Tale sentenza, inoltre, è totalmente difforme dalle interpretazioni che tutti i Comuni italiani danno alla norma e danneggerebbe i proprietari di terreni edificabili soggetti a esproprio ma non dotati di strumento attuativo, che si vedrebbero corrispondere un prezzo di esproprio basato sulla misura dell'ICI determinata in base al valore di terreno agricolo e non al valore di mercato dell'area. Invece, l’articolo 5, comma 5, del Dlgs 504/1992 recita che, ai fini del calcolo dell'ICI, «per aree fabbricabili il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell'anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all'indice di edificabilità, alla destinazione d'uso consentito, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche»; occorre tuttavia considerare che tra le aree non immediatamente edificabili (zona B), e quelle che sono edificabili solo qualora sia cessato il vincolo dalla norma di salvaguardia o dopo che sia intervenuto un piano di lottizzazione (zona C), sussiste una notevole differenza di valori, sui quali deve essere calcolata l'ICI. Inoltre, se l'area qualificata come edificabile dallo «strumento generale», alla scadenza delle norme di salvaguardia, con il nuovo «strumento generale» muta destinazione e ritorna «agricola», il contribuente ha diritto al rimborso da parte del comune dell'imposta pagata. Sulla base di queste premesse, la Commissione impegna il Governo ad esprimere indirizzi nei confronti dei comuni per assicurare il rispetto dell'articolo 2, comma, lettera b), del Dlgs 504/1992, nonché per garantire che i comuni graduino la determinazione dei valori di tali aree, in ottemperanza dell'articolo 5, comma 5, del Dlgs 504/1992, considerando la zona territoriale di ubicazione, l'indice di edificabilità, la destinazione d'uso consentito, gli oneri per eventuali lavori di adattamento, i prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche ed avendo riguardo al diverso stato di attuazione degli strumenti urbanistici.

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui