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Recovery Plan, i Sindaci a Draghi: ‘servono finanziamenti diretti, iter rapidi e personale’
LAVORI PUBBLICI Recovery Plan, i Sindaci a Draghi: ‘servono finanziamenti diretti, iter rapidi e personale’
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Tariffe professionali: Italia in mora

di Rossella Calabrese

Il Governo ha due mesi di tempo per rispondere alla lettera della Ue che richiede modifiche ai tariffari

Vedi Aggiornamento del 30/12/2005
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20/07/2005 - Dopo la lettera di messa in mora che la Commissione europea ha inviato al Governo italiano, si riapre la questione delle tariffe professionali di avvocati, ingegneri e architetti, giudicate da Bruxelles incompatibili con il quadro normativo europeo. L’Italia avrà ora due mesi di tempo per presentare le proprie controdeduzioni. La Corte di Giustizia si è già occupata in passato delle tariffe delle professioni, da sempre considerate un freno alla libertà economica all’interno dell’Unione. Nel febbraio 2002 furono gli avvocati a veder riconosciuta la legittimità delle proprie tariffe. La richiesta della Commissione di snellire la regolamentazione dei tariffari per offrire servizi più competitivi alle imprese e ai consumatori, e quindi maggiore competitività nel mercato europeo, pone l’Italia di fronte ad un annoso problema che coinvolge circa 276 mila tecnici. Gli ultimi adeguamenti dei tariffari, fissati dalla legge 143/1949 e dalla 340/1958 e modifiche, risalgono agli anni compresi tra il 1987 e il 1997. Le richieste avanzate da ingegneri, architetti e geometri riguardano non aumenti ma la rimodulazione dei parametri e l’introduzione di nuove categorie e competenze, quali quelle inerenti la sicurezza. Ma il problema coinvolge anche altre categorie, come i chimici i cui tariffari sono fermi al 1986, e psicologi, assistenti sociali e agrotecnici che aspettano il loro primo tariffario vero e proprio. La competenza in materia è della Direzione generale per la giustizia civile e le procedure per l’adeguamento sono complesse: occorre valutare tutte le voci del tariffario e richiedere agli Ordini revisioni e modifiche; dopodiché l’ufficio legislativo presenta tutto al Cipe, al Consiglio di Stato, alla Corte dei Conti e ai Ministeri concertanti per ottenerne i pareri. Infine viene emanato il decreto ministeriale.

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