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URBANISTICA

Più di metà delle regioni ha una legge urbanistica recente

di Rossella Calabrese

Tra le novità, due livelli di pianificazione, perequazione e programmi complessi

Vedi Aggiornamento del 19/12/2007
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29/08/2005 - Sono attualmente 13 le regioni italiane che, negli ultimi dieci anni, si sono dotate di una nuova legge urbanistica. La prima è stata la Toscana, con la legge 5/1995; poi dal 1999 molte altre hanno riordinato la materia. Nel frattempo lo Stato ha chiuso un occhio sulle incongruenze con la normativa statale, ma poi ha fatto sue molte delle innovazioni introdotte dalle regioni, nel Ddl Lupi da poco approvato dalla Camera. Quale che sia stato il colore politico delle amministrazioni che le hanno varate, tutte le normative regionali hanno mandato in soffitta il Piano regolatore generale rigido e dettagliato, lasciando spazio a concetti e criteri più nuovi e flessibili: in primo luogo la suddivisione dello strumento urbanistico comunale in piano strutturale e piano operativo. Il primo contiene gli indirizzi generali di sviluppo e i vincoli ambientali, non ha scadenza e non è conformativo della proprietà; il secondo scende nei dettagli delle trasformazioni, e opera le scelte tenendo conto anche del mercato e delle scelte politiche dell’amministrazione comunale. Grande attenzione è posta da tutte le leggi alla disciplina del tessuto edificato e, quindi, al recupero del patrimonio esistente, in considerazione del fatto che i processi di espansione delle città si sono arrestati da tempo ma emerge, al contrario, la necessità di recuperare e trasformare aree intercluse. Gli interventi di recupero sono stati sganciati dai piani particolareggiati, che per anni hanno paralizzato i centri storici, ma vengono inseriti in regolamenti urbanistici da approvare contestualmente al piano strutturale o, addirittura, dentro lo stesso piano strutturale. Tutte le regioni prevedono la copianificazione tra regioni, province e comuni e i programmi complessi che aprono alla partecipazione dei privati. Presente in quasi tutte le normative la perequazione urbanistica e l’assegnazione di diritti edificatori per rendere i proprietari dei suoli di una zona, indifferenti alle scelte edificatorie. Tra le novità si segnala la super-Dia, che sostituisce la concessione edilizia, introdotta da Toscana e Lombarda e poi recepita dalla legislazione nazionale nel 2002; il concetto di standard prestazionale per i servizi pubblici, che in Lombardia, Emilia Romagna e Calabria sostituisce quello valutato in metri quadrati. L’ingresso dei privati nei processi di pianificazione è stato introdotto dall’Emilia Romagna nella legge 20/2000 e poi anche dal Veneto con la legge 11/2004. Innovativa è la legge lombarda 12/2005, che al piano strutturale fa seguire non il piano operativo ma piani attuativi relativi a singole aree. In questo modo si dà molto più potere alle proposte avanzate dai privati e alla Giunta che ha la competenza di approvarle.

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