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LAVORI PUBBLICI

Veneto: incarichi diretti di progettazione

di Rossella Calabrese
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Poche le novità: trasparenza, rotazione e pubblicità

Vedi Aggiornamento del 03/09/2007
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15/09/2005 - In seguito alle modifiche alla disciplina degli appalti pubblici introdotte dalla Legge Comunitaria 62/2005, la Regione Veneto è la prima a cimentarsi con la regolamentazione degli incarichi diretti di progettazione. Allo stato attuale l’Italia è ancora impegnata ad adeguare la legge Merloni sugli appalti pubblici alle direttive comunitarie e tutte le stazioni appaltanti sono in attesa di indicazioni in merito. Il problema principale che il Veneto ha tentato di affrontare è quello di conciliare l’affidamento diretto della progettazione con i principi di trasparenza, proporzionalità e non discriminazione sanciti dalla Legge Comunitaria. Lo ha fatto con la delibera 2119 pubblicata sul Bollettino regionale il 30 agosto scorso. La Regione ha elevato fino al massimo consentito la soglia al di sotto della quale è possibile assegnare gli incarichi senza gara (236.945 euro), con la garanzia, però, che ci sia una rotazione degli incarichi e che sia assicurata la trasparenza della procedura dando conto della motivazione per cui sono state acquisite le candidature. Per quanto riguarda gli obblighi di pubblicità, la legge regionale veneta 27/2003 stabilisce che per gli incarichi sotto i 40 mila euro si provveda all’affissione all’Albo dell’affidamento; per quelli superiori ai 40 mila euro è prevista pubblicità preventiva e successiva pubblicando sul sito Internet e all’Albo prima l’elenco di professionisti candidati sia il conferimento dell’incarico. In definitiva, non si ravvisa la piena aderenza alla Legge Comunitaria, per cui resta da vedere se Bruxelles condividerà la linea seguita dal Veneto. Ricordiamo che la Commissione Europea ha avviato, tempo fa, una procedura di infrazione contro l’Italia per la violazione di direttive comunitarie e ha poi formalmente invitato il nostro Paese a modificare la Merloni. Oggetto della contestazione anche gli affidamenti diretti la cui procedura, secondo la Commissione, non rispettava i principi di trasparenza e non discriminazione, che sono alla base del mercato unico europeo. L’Italia ha mantenuto il sistema dell’incarico diretto, introducendo vaghi riferimenti ai suddetti principi. E anche il Veneto ha confermato le vecchie procedure, motivando la scelta con ragioni di celerità ed economicità, ma ha ammesso che sarà necessario adeguarsi ai principi Ue.
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