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URBANISTICA

Kyoto: a breve le quote di emissione di gas

di Roberta Dragone

Creato fondo da € 100 mln per acquistare crediti a basso costo

Vedi Aggiornamento del 25/01/2006
22/11/2005 – Il piano nazionale di ripartizione delle emissioni di gas a effetto serra è atteso entro la fine di questa settimana. Domani i responsabili dei dicasteri dell’Ambiente e delle Attività produttive si incontreranno per dare il via definitivo al piano delle assegnazioni. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli. Si tratta del Piano nazionale di allocazione (Pna) che il Ministero dell’Ambiente sta elaborando da diversi mesi in attuazione della Direttiva 2003/87/CE, a sua volta legata all’adesione dell’Unione europea al protocollo di Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio di quest’anno. La Direttiva 2003/87/CE introduce l’Emission Trading, un meccanismo di mercato che stabilisce un tetto massimo alle emissioni di anidride carbonica dei settori industriali: le aziende che lo superano devono acquistare i diritti di emissione da chi invece riduce i fumi. L’obiettivo è ridurre l’emissione di alcuni gas presenti nell’atmosfera (detti gas serra), che sono in grado di assorbire una parte dei raggi infrarossi emessi dal suolo e dagli oceani. L’aumento della concentrazione dei gas serra presenti nell’atmosfera, a causa delle emissioni legate alle attività umane, genera un aumento dell'effetto serra, e dunque un anomalo aumento della temperatura atmosferica. Il piano di allocazione delle quote riguarda le industrie operative nei settori dell’energia, della siderurgia, del cemento, della calce, del vetro, della ceramica, dei laterizi e della cellulosa. Circa 700 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica verranno assegnate, per il triennio 2005-2007, a quasi 1300 imprese. Qualora un operatore non riesca ad adempiere agli obblighi previsti dalla Direttiva, oltre al pagamento di una penale di 40 euro per tonnellata di anidride carbonica in eccesso, dovrà anche compensare tale eccesso acquistando sul mercato quote di emissione poste in vendita da operatori che siano riusciti a mantenersi al di sotto dei limiti che sono stati attribuiti. Il ministro Matteoli ha inoltre annunciato la creazione di un fondo da 100 milioni di euro per l’acquisto di crediti di emissione a basso costo: 5-7 dollari per tonnellata invece dei 20-25 dollari. Si tratta di una quota stanziata dalla legge di bilancio che servirà ad acquistare crediti di emissione prenotati in tempo con la Banca Mondiale. La notizia non è stata ben accolta dalle associazioni ambientaliste, che hanno definito la creazione del suddetto fondo “una scelta sbagliata e sostanzialmente antiambientale, che non incentiva serie politiche di riduzione delle nostre emissioni”. Il governo – spiegano le associazioni - ha preacquistato, per metterli a disposizione delle imprese italiane, crediti di emissione a prezzi ancora bassi, prima della prevista impennata del mercato europeo post-kyoto. Ha quindi prepagato dei crediti, che verranno messi a disposizione delle industrie nazionali che sforano i limiti assegnati di emissioni di gas che contribuiscono al cambiamento del clima. Per le associazioni si tratta della prenotazione di un pacchetto di “licenze di inquinare”. “Il dispositivo - assicura tuttavia Matteoli - è stato approvato dalla Commissione europea nel nostro piano di ripartizione delle emissioni di gas serra”. Ma non altrettanto rassicurante – replicano le associazioni – il fatto che nessuno degli altri paesi della Ue abbia scelto formule simili.

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