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URBANISTICA

Kyoto: assegnate quote di emissione gas serra

di Roberta Dragone

Nessuna modifica nonostante le richieste del settore elettrico. Entro il 2 dicembre la consultazione e poi l’invio alla Ue

Vedi Aggiornamento del 17/10/2006
28/11/2005 – Approvata in via definitiva la ripartizione delle quote di emissione di anidride carbonica per le industrie italiane nel periodo 2005-2007. Lo schema di decisione di assegnazione è online sul sito del Ministero dell’Ambiente per essere sottoposto a consultazione prima dell'invio ufficiale alla Commissione europea. Termoelettrico, siderurgia, chimica, raffinazione, carta, vetro, cemento e prodotti minerari sono i settori produttivi coinvolti nel piano di assegnazione. Il piano di allocazione definitivo non include nessuna modifica rispetto allo schema definito nelle scorse settimane, nonostante le richieste avanzate dal settore elettrico, cui toccano i maggiori oneri. Si tratta del Piano Nazionale di allocazione (Pna) che il Ministero dell’Ambiente ha elaborato in attuazione della Direttiva 2003/87/CE, a sua volta legata all’adesione dell’Unione europea al protocollo di Kyoto. Quest’ultimo fissa obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra nell’atmosfera, diversi per ognuno degli stati membri partecipanti alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite. Per l’Italia ricordiamo che l’obiettivo è la riduzione del 6.5% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. La Direttiva 2003/87/CE introduce l’Emission Trading System (ETS), un meccanismo di mercato comunitario che stabilisce un tetto massimo alle emissioni di anidride carbonica dei settori industriali: le aziende che lo superano devono acquistare i diritti di emissione da chi invece riduce i fumi. Si tratta di uno scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra. Il tetto massimo è fissato attraverso l’allocazione di un determinato numero di quote di emissioni a ciascun impianto che rientra nelle categorie previste dalla direttiva: termoelettrico, siderurgia, chimica, raffinazione, carta, vetro, cemento e prodotti minerari. La mancata resa di una quota d’emissione prevede una sanzione di 40 euro nel periodo 2005-2007 e di 100 euro nei periodi successivi. Le emissioni oggetto di sanzione non sono esonerate dall’obbligo di resa di quote. Il Piano italiano per la riduzione dei gas a effetto serra è stato approvato dalla Commissione europea il 25 maggio scorso. Si è trattato del risultato di complesse trattative tra Roma e Bruxelles, a conclusione delle quali le autorità italiane hanno accettato di limitare la quantità di emissioni di anidride carbonica riducendole a 232,5 milioni di tonnellate nel triennio 2005-2007, pari a 23 milioni di tonnellate in meno rispetto alla previsione iniziale del governo italiano. Oggi sono ufficialmente note le quote di allocazione dei diritti di emissione per ciascun settore industriale italiano. Il totale delle quote da assegnare è di 221,79 milioni di tonnellate di anidride carbonica nel 2005; 224,87 nel 2006 e 219,81 nel 2007. Si tratta di una riduzione di più del 10% rispetto alla prima bozza presentata nel 2004 dal Governo (255,5 milioni di tonnellate all’anno). Complessivamente le quote assegnate sono pari a: 131,08 milioni di tonnellate per il termoelettrico e 90,9 Mt per il settore non elettrico: - 14,63 per altri impianti di combustione; - 23,76 per la raffinazione; - 12,16 per i metalli ferrosi; - 25,73 per il cemento; - 3,27 per la calce; - 3,11 per il vetro; - 3,04 per prodotti ceramici e laterizi; - 5,02 per la carta. I suddetti dati sono relativi al 2005; per i successivi due anni i valori sono simili. Scontenta la categoria del settore elettrico di cui Assoelettrica si fa portavoce giudicando inaccettabile l’attribuzione al settore termoelettrico di “tutto il carico del taglio di 23 milioni di tonnellate l’anno di anidride carbonica in eccedenza”. Noi - denuncia Assoelettrica - siamo responsabili solo del 50-55% delle emissioni e non possiamo farci carico di tutti i costi. Serve un’equa ripartizione”. Diverso il parere del Ministero dell’Ambiente: “Le imprese dei settori non elettrici – cemento, carta, vetro, siderurgia, chimica, raffinazione – a differenza delle imprese del settore termoelettrico, sono esposte alla concorrenza internazionale, segnatamente extraeuropea, e si trovano dunque più di altre a rischio di delocalizzazione e di ridimensionamento delle attività”. Ricordiamo a tal proposito che il Governo intende istituire un fondo da 100 milioni di euro per l’acquisto di crediti di emissione a basso costo. “Sono previste azioni – si legge in una nota - per contenere l’effetto dei limiti nelle assegnazione dei permessi. È intenzione del governo assegnare alle imprese crediti di emissione acquisiti attraverso l’attivazione dei “meccanismi flessibili” del Protocollo di Kyoto, “Clean Development Mechanism” e “Joint Implementation”. I crediti, che saranno ceduti ad un prezzo compreso tra 4 e 6 $ per tonnellata di CO2, potranno essere utilizzati per coprire l’eventuale deficit di permessi secondo quanto previsto dalla direttiva “linking”.” Il termine della procedura di consultazione dello Schema di Decisione di assegnazione delle quote di CO2 per il periodo (2005-2007) è fissata per il prossimo 2 dicembre. Dal 5 dicembre il documento passerà all’esame delle commissioni parlamentari competenti e della Conferenza Stato-Regioni. Per maggiori informazioni

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