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NORMATIVA

Condono edilizio, la sentenza della Corte Costituzionale

di Rossella Calabrese

Illegittima perché tardiva la legge della Campania, censurate in parte quelle di Emilia Romagna, Marche e Sicilia, salve le altre

Vedi Aggiornamento del 08/10/2014
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10/02/2006 - Bocciatura parziale per le leggi regionali sul condono edilizio di Campania, Emilia Romagna e Marche; nessun profilo di illegittimità invece per quelle di Toscana, Veneto, Lombardia e Umbria. Censurata anche una norma della Regione Siciliana.

E' stata appena depositata la sentenza n. 49 del 6 febbraio 2006 relativa alle sette leggi regionali in materia di condono edilizio impugnate dal governo.

Ma vediamo il contenuto delle decisioni della Consulta per ciascuna Regione:

Campania
È stata dichiarata illegittima l’intera legge 10/2004 perché emanata oltre i termini stabiliti. La legge campana, più restrittiva rispetto a quella nazionale, escludeva la possibilità di sanare le opere realizzate in aree demaniali, quelle realizzate nella zona rossa del Vesuvio, e aventi destinazione residenziale, e le opere su aree ed immobili vincolati. Si applicheranno quindi le disposizioni della legge nazionale sul condono edilizio (legge 326/2003).

Emilia Romagna
Sono state bocciate le disposizioni della legge 23/2004 che ampliavano il condono, in particolare l'articolo che prevedeva la sanatoria per gli abusi caratterizzati da difformità eseguite nel corso dell’attuazione del titolo edilizio originario, e per le opere edilizie autorizzate e realizzate prima dell’entrata in vigore della legge 10/1977 (legge urbanistica).

Marche
La Consulta ha censurato la legge 23/2004 nella parte in cui consente di condonare volumi maggiori rispetto a quelli previsti dalla legge nazionale: la legge marchigiana infatti non prevede, come condizione per la sanatoria, il tetto massimo del 30% dell'edificio per l’aumento della volumetria. Dichiara sanabili le costruzioni o gli incrementi della volumetria esistente fino a 200 metri cubi, per ogni singola unità immobiliare per le residenze, e fino a 150 metri per edifici non residenziali.
Le conseguenze per i cittadini saranno, con ogni probabilità, limitate a situazioni particolari.

Umbria
I giudici hanno confermato la validità della legge 21/2004 . La norma umbra limita la sanabilità dei “grandi abusi” e prevede sanzioni fino a 6 mila euro per chi costruisce in zone vincolate. Qualora gli edifici abusivi non siano stati demoliti dal Comune nei tempi previsti, subentra la Provincia.

Lombardia, Veneto, Toscana
Non è stato rilevato alcun profilo di incostituzionalità. I Comuni potranno quindi applicare le leggi regionali ( Lombardia 31/2004 ; Veneto 21/2004 ; Toscana 53/2004 ) e concludere l’esame delle istanze di condono.

Sentenza n. 49 del 6 febbraio 2006


Sicilia
La Corte costituzionale ha bocciato anche una norma sul condono edilizio contenuta nella legge n. 4 del 2003 della Regione Siciliana.

La legge oggetto della sentenza n. 39 dell’8 febbraio 2006
stabiliva che il nulla osta della Soprintendenza per condonare le opere abusive situate in aree vincolate fosse necessario solo nei casi in cui i vincoli fossero precedenti alla realizzazione degli abusi.

Ciò in contrasto con la legge siciliana in materia di condono, la n. 17/1994, che subordinava la sanatoria al nullaosta anche nei casi in cui il vincolo fosse successivo alla realizzazione delle opere abusive.

I giudici hanno quindi affermato che la tutela dei vincoli paesaggistici e ambientali prevale sulle ipotesi di condono edilizio.


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