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Codice appalti pubblici e ambiente: tutto da rifare?

di Rossella Calabrese

Il nuovo Governo potrebbe sospendere i Codici per apportarvi delle modifiche

Vedi Aggiornamento del 08/11/2006
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26/05/2006 - Appare irta di ostacoli la strada verso l’entrata in vigore per il nuovo Codice degli appalti pubblici . Il neo Ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro ha annunciato nei giorni scorsi che sarà valutata l’opportunità di sospendere il DLgs 163/2006 (che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 100 del 2 maggio ed entrerà in vigore il 1° luglio prossimo) per apportarvi delle modifiche. I dubbi del Ministro si concentrano su alcune norme che ridurrebbero i livelli di trasparenza delle procedure di gara. Non si è fatta quindi attendere la proposta avanzata da tre senatori che chiedono con una lettera al presidente del Consiglio Prodi e al Ministro Di Pietro, un decreto per sospendere il Codice e rinviarne l’entrata in vigore di sei mesi. Anche secondo i tre esponenti della maggioranza, il nuovo testo ha cancellato importanti regole di trasparenza e concorrenza introdotte dalla legge Merloni, non ha tenuto conto delle prescrizioni contenute nel parere espresso dal Consiglio di Stato, né del parere contrario delle Regioni. E un destino analogo potrebbe riguardare il Codice dell’ambiente , entrato in vigore il 29 aprile scorso e già corredato di 18 decreti attuativi (l’ultimo ad essere stato pubblicato in G.U. è quello relativo allo schema-tipo di statuto dei consorzi per gli imballaggi). Il Ministro all’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha ribadito la volontà di cancellare il provvedimento, forte anche della contrarietà al Codice già più volte espressa da Regioni e associazioni ambientaliste. Restano però da definire le modalità per sospendere l’efficacia di norme già vigenti e che hanno abrogato molte delle precedenti leggi in materia. Il capitolo più discusso è quello dei rifiuti: esiste – secondo il Ministro – il rischio che la Ue apra procedure di infrazione sulla nuova categoria di materie prime seconde (residui di lavorazione delle attività industriali destinati al reimpiego nei cicli produttivi). Altro aspetto controverso è quello relativo alle bonifiche dei siti inquinati, subordinate – secondo le nuove norme – ad accordi tra imprese e pubbliche amministrazioni. Di segno opposto ovviamente le reazioni degli esponenti dell’opposizione, che fanno notare che la legge delega ha recepito otto direttive europee.

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