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NORMATIVA

Archeologia preventiva: no del Consiglio di Stato

di Rossella Calabrese

Bocciato regolamento dell’elenco soggetti esperti per la verifica archeologica

Vedi Aggiornamento del 08/06/2009
15/05/2006 - Parere negativo è stato espresso dal Consiglio di Stato sul regolamento, predisposto dal Ministero dei Beni Culturali, relativo al funzionamento dell’elenco degli istituti e dei dipartimenti archeologici universitari competenti per la verifica archeologica preventiva. Il regolamento attua l’art. 2-ter, comma 3, del DL 63/2005 (convertito nella legge 109/2005) il quale prevede, insieme all’art. 28, comma 4, del Codice dei Beni culturali, che la Soprintendenza possa richiedere la verifica preventiva dell'interesse archeologico di un progetto o intervento. La cosiddetta “archeologia preventiva”, ha lo scopo di verificare l’impatto archeologico delle opere pubbliche, affidando al soprintendente la scelta di intervenire in fase di progetto preliminare, soprattutto nelle “aree di interesse archeologico” non ancora vincolate. La suddetta L. 109/2005 prevede anche che, presso il Ministero per i Beni Culturali, sia istituito un elenco degli istituti archeologici universitari e dei soggetti in possesso della necessaria qualificazione. Il regolamento oggetto del parere disciplina i criteri per la tenuta di tale elenco. Una prima censura del CdS riguarda l’obbligo previsto dalla legge di sentire “una rappresentanza dei dipartimenti archeologici universitari”: il Ministero ha ritenuto di aver adempiuto a tale obbligo includendo nel gruppo di lavoro che ha redatto il regolamento sei cattedratici attivi nel campo dell’archeologia. I giudici non hanno però condiviso questa argomentazione. Censurata anche la modalità di trasmissione del decreto al Garante per la privacy: il Ministero ha dichiarato di averlo trasmesso e di essere in attesa del parere. Secondo i giudici, il parere del CdS deve essere espresso al termine del procedimento, quindi dopo che tutti gli altri pareri sono stati acquisiti. Terzo elemento contestato è la mancata acquisizione dell’ok del Ministero della giustizia, competente in materia di professioni e albi. Infatti – sostiene il CdS - poiché non esiste un albo degli archeologi, l’elenco in questione diventerebbe un albo “di fatto”; occorre quindi che il Ministero della Giustizia valuti la compatibilità della disciplina dei criteri per la tenuta dell’elenco con il sistema degli ordini professionali. Seguono alcune osservazioni specifiche, tra cui: - è eccessiva la presenza minima di “almeno cinque docenti di ruolo” in un istituto universitario quale requisito per effettuare analisi di archeologia preventiva; secondo il CdS ne bastano tre; - viene contestato l’affidamento alla direzione generale per i beni archeologici del potere di equiparazione delle strutture straniere con quelle italiane; - appare irragionevole la possibilità per i singoli docenti di iscriversi all’elenco anche quando il proprio dipartimento sia iscritto; - è richiesta infine la soppressione della possibilità di iscrizione nell’elenco per i dirigenti e i funzionari del Ministero laureati, che abbiano svolto per almeno cinque anni funzioni di archeologo, in quanto non è giustificabile equiparare il possesso di una posizione funzionale presso il Ministero con un titolo accademico necessariamente superiore alla laurea quale quello di archeologo.
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