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NORMATIVA

Rifiuti edili, più semplice il recupero

di Rossella Calabrese

Sarà consentito utilizzarli per realizzare recuperi ambientali, rilevati e sottofondi stradali, ferroviari e aeroportuali

Vedi Aggiornamento del 21/10/2008
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31/05/2006 – Diventa più semplice recuperare e riutilizzare i rifiuti non pericolosi provenienti da cantieri edili. È stato infatti pubblicato sulla GU n. 115 del 19 maggio 2006, il DM n. 186 del 5 aprile 2006 che modifica il DM 5 febbraio 1998 concernente l’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero. Il DM 5 febbraio 1998 è uno dei regolamenti di attuazione del Dlgs 5 febbraio 1997, n. 22 (Ronchi) abrogato dal nuovo Codice dell’Ambiente (DLgs 152/2006). Il nuovo Codice, pur avendo abrogato il Ronchi, ha mantenuto in vita il suddetto regolamento di attuazione (che è stato ora modificato) per il periodo transitorio fino all’entrata in vigore della procedura semplificata prevista dagli artt. 214 e 216 del Codice. Tra le novità introdotte troviamo la possibilità di utilizzare i “rifiuti costituiti da laterizi, intonaci e conglomerati di cemento armato e non, comprese le traverse e traversoni ferroviari e i pali in calcestruzzo armato provenienti da linee ferroviarie, telematiche ed elettriche e frammenti di rivestimenti stradali, purché privi di amianto” (punto 7.1 del DM 05/02/1998) anche per recuperi ambientali e per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali e ferroviari e aeroportuali, piazzali industriali. Lo stesso utilizzo è consentito per gli “sfridi di laterizio cotto ed argilla espansa” (punto 7.4), e per il “conglomerato bituminoso, frammenti di piattelli per il tiro al volo” (punto 7.6). I rilevati e sottofondi stradali potranno contenere anche “terre da coltivo, derivanti da pulizia di materiali vegetali eduli e dalla battitura della lana sucida: terre e rocce di scavo” (punto 7.31). Su quest'ultima tipologia è da registrare il contrasto tra il DM 186/2006 che qualifica le terre e rocce di scavo come rifiuto, e il nuovo Codice dell’ambiente che invece esclude questi materiali dal campo di applicazione della disciplina dei rifiuti (art. 186 del Dlgs 152/2006). Il Decreto fissa inoltre le quantità massime dei rifiuti non pericolosi che possono essere trattate in impianti di recupero autorizzati con procedura semplificata; modifica la disciplina della messa in riserva dei rifiuti non pericolosi; introduce le norme UNI 10802 quale riferimento per il campionamento dei rifiuti, ai fini della loro caratterizzazione chimico fisica, e per i test di cessione sui campioni ai fini della caratterizzazione dell'eluato. Il decreto adegua la disciplina vigente alla sentenza del 7 ottobre 2004 (C-103/02) con cui la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver indicato, nelle norme in materia di rifiuti, le quantità massime per le quali era consentito il trattamento in impianti privi di autorizzazione ordinaria, come invece previsto dalla direttiva europea 91/156/CE.

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