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NORMATIVA

Tar Veneto: abuso edilizio sanato dalla variante al Prg

di Rossella Calabrese

La sanatoria ha origine in un piano regolatore, è dunque frutto di una scelta discrezionale comunale

Vedi Aggiornamento del 20/08/2007
Commenti 12639
03/05/2006 - Con la sentenza n. 881 del 6 aprile 2006, il Tar del Veneto ha affermato che il Comune, in sede di pianificazione urbanistica, può sanare una situazione di abusività. La sentenza riguarda il ricorso presentato contro la Regione Veneto e il Comune di Bardolino contro una variante al PRG che consentiva il recupero con destinazione residenziale e l’incremento di volumetria, per i fabbricati siti in zona agricola non più funzionali alla conduzione del fondo. Oggetto del ricorso sono due capannoni già adibiti ad attività di allevamento, ma ormai dimessi, uno dei quali costruito abusivamente: per esso era stata richiesta la sanatoria, rilasciata dal Comune nel 1994 corredata dalla prescrizione di eseguire interventi di riordino ambientale. I proprietari non avevano però mai avviato tali lavori, ragion per cui il Comune ha dichiarato la decadenza delle due concessioni edilizie con atto del 19 agosto 2003, ordinando anche la demolizione delle strutture. Intanto, con delibera del dicembre 2001, il Comune ha adottato la suddetta variante al PRG; nel corso del procedimento per l’approvazione, la Regione ha proposto alcune modifiche, in base alle quali il Comune, con una delibera del 27 giugno 2003, ha proposto, per l’area interessata dai due capannoni, una schedatura puntuale della volumetria ammissibile, cioè la volumetria prodotta dai capannoni dimessi esistenti. Il ricorrente denuncia quindi l’insussistenza di titoli edilizi idonei a legittimare i volumi esistenti sull'area (il Comune aveva acquisito l’11 aprile 2003 il parere, richiesto al proprio legale, che concludeva per l'illegittimità di quei volumi, per la decadenza delle concessioni in sanatoria del 1994, e per la necessità della demolizione). In sintesi, secondo il ricorrente, ritenere che in sede di pianificazione urbanistica possa essere consentita la riconversione di volumetrie che esistono solo de facto ma non de iure, e delle quali è anzi certa la natura abusiva, significherebbe introdurre una nuova specie di sanatoria: indotta e determinata da scelte urbanistiche, senza oneri a carico del responsabile dell’abuso, al di fuori dei limiti e garanzie entro i quali l'esercizio del potere urbanistico è consentito dalla legge, in funzione di recupero dell'abusivismo edilizio. I giudici fanno osservare invece che, se è in generale consentito mutare l’assetto pianificatorio esistente, rendendo edificabile una zona che non lo era e viceversa, risulta implicitamente consentito anche sanare alcune situazioni pregresse, ammettendo ad esempio l’edificazione in zone in cui essa non era consentita e sulle quali esistevano edifici abusivi. L’abusività di un edificio può quindi ben essere sanata in sede di pianificazione urbanistica, rientrando anche tale peculiare aspetto nella scelta discrezionale dell’amministrazione. Ciò implica il tener conto della situazione di fatto, ancorché contrastante con quella de jure, il che risulta implicito in caso di abusività. Si tratta di una sanatoria avente origine in un piano regolatore, dunque frutto di una scelta discrezionale comunale. Indipendentemente quindi – conclude il Tar - dal fatto che i capannoni in questione fossero abusivi o meno (questione dubbia ma che risulta comunque irrilevante), l’amministrazione può ben decidere di rendere edificabile l’area, nel caso entro limiti ben precisi, in qualche modo procedendo ad una “sanatoria” di quanto esiste già sul territorio.

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Altri commenti
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Redazione edilportale

Salve Nicolò, l'ingiunzione di demolizione da parte del Comune è stata trasmessa perchè la veranda è a tutti gli effetti un'opera abusi. Ci chiede se è normale tutto questo, le rispondiamo di sì, è la normativa che lo prevede. Ma, pensiamo ad una possibile soluzione. Prima di tutto la presenza di una veranda abusiva non è un impedimento alla vendita. Quello che è un limite è la mancanza di regolarità urbanistica. Si può ripristinare la regolarità urbanistica? Dipende! L'unica cosa che deve fare e chiedere ad un professionista, architetto o ingegnere, di verificare se l'abuso è sanabile oppure no. Se è sanabile allora procederà con la sanatoria e manterrà la veranda, se non lo fosse è costretto a demolirla e ripristinare lo stato originario, quello legittimo presente sulle carte. Se ha già trovato un possibile acquirente potrebbe concordare con esso stesso questa verifica magari decurtando dal prezzo di vendita la parcella del professionista se non addirittura le spese di sanatoria. Speriamo vivamente di esserle stati di aiuto. Cordiali saluti

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Nicolò Patti

buongiorno sono un anziano pensionato di anni 88, vedovo, solo nella mia abitazione di via Virgilio 48 comune di 30020 Eraclea/Ve, la mia domanda riguarda una veranda costruita verso il 1992 di 1 m x 1,50 che serve per la protezione della porta di entrata, e per la dispersione di calorie, essendo emigrato all'estero (Svizzera) dal 1962 al 19997 per motivi di lavoro dove ho ritenuto necessario nel 1984 acquistare questa casa di formato a schiera presso la frazione di Eraclea, a Torre di fine, imbrogliato e truffato dai vicini di casa compreso il geometra che ha proceduto alla vendita dichiarando il falso al momento della firma del rogito dove la finanza tempo dopo mi ha fatto pagare Invim; questa veranda in alluminio con posa di una vetrata allora non avevo pensato di dichiarare alla comune per avere il condono edilizio per la costruzione di tale veranda, essendo per motivi di lavoro dove mi ha impedito venire ha conoscenza delle le leggi che impongono ha dichiarare rare, quanto e stato messo in opera, infine dopo circa 30 anni la comune mi impone alla demolizione di tale veranda se voglio vendere la mia casa a, mi domando se normale tutto questo, ringrazio di una vostra risposta