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RISPARMIO ENERGETICO

Fotovoltaico: col nuovo decreto “modifiche peggiorative”

di Roberta Dragone

In 15 ricorrono al Tar per dichiarare illegittimo il DM 06/02/06: nega le promesse del primo provvedimento

Vedi Aggiornamento del 04/02/2009
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05/05/2006 – Il decreto ministeriale 06/02/2006 reca “modifiche peggiorative” al Decreto 28 luglio 2005 che ha introdotto in Italia il cosiddetto “conto energia”. È questa la contestazione al nuovo provvedimento da parte di 15 soggetti, tra imprenditori e privati, che hanno deciso di fare ricorso al Tar della Lombardia per ottenerne l’annullamento. Per “conto energia” si intende il sistema di incentivazioni - elaborato dal Ministero delle Attività produttive di concerto con il Ministero dell’Ambiente - che promuove la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili; il contributo non è assegnato all’installazione dell’impianto, bensì all’energia prodotta dai pannelli solari. Questa viene poi venduta dai proprietari dei pannelli solari alla rete elettrica nazionale. Tre le categorie di impianti ammesse al sistema di incentivazione: - impianti domestici e condominiali (da 1 a 20 kw) - piccole imprese (da 20 a 50 kw) - mini-centrali (da 50 a 1000 kw) Rendere convenienti gli investimenti nel fotovoltaico è senza dubbio l’obiettivo principale del decreto 28 luglio 2005 - emanato in attuazione del Decreto Legislativo n. 387 del 29 dicembre 2003, a sua volta attuativo della direttiva 2001/77/CE. Tuttavia, dopo la pubblicazione del secondo decreto, recante modifiche al primo, i conti sembrano non tornare del tutto. Il 19 settembre scorso si aprivano i termini per le domande di accesso all’erogazione delle tariffe incentivanti degli impianti fotovoltaici. Il 30 settembre scadeva il termine per la prima tranche di presentazione delle domande; la scadenza successiva veniva fissata al 31 dicembre 2005. La richiesta degli incentivi è andata progressivamente crescendo. Nel primo trimestre le domande presentate sono state complessivamente 3.668; di queste ne sono state ammesse 2.872, pari al 78%. Nel secondo trimestre (ottobre – dicembre 2005) le domande ammesse sono state 6.207 sulle totali 8.247 pervenute al Gestore del sistema elettrico – GRTN S.p.A. Prima della scadenza del terzo trimestre (31 marzo 2006), è stato pubblicato su Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale 06/02/2006 recante i “Criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare”, che ha introdotto alcune modifiche. Di qui le contestazioni. In particolare, secondo i soggetti che dichiarano illegittimo l’ultimo decreto, due sarebbero i punti fondamentali che giustificano il ricorso presentato contro i ministeri delle Attività produttive e dell’Ambiente, l’Autorità dell’Energia elettrica e del gas, ed il Grtn (Gestore della rete di trasmissione nazionale): - la vendita di energia prodotta in surplus per gli impianti sino a 20 kw; - l’aggiornamento delle tariffe incentivanti secondo i dati Istat. Secondo quanto stabiliva il decreto 28 luglio 2005, chi produce energia con il fotovoltaico non solo non avrebbe più pagato le bollette, ma avrebbe addirittura incassato per 20 anni un contributo erogato dal Grtn, proporzionale all’energia prodotta, rivalutata annualmente secondo gli indici Istat . “Alla luce di tali provvedimenti – si legge nel ricorso – i ricorrenti hanno investito risorse al fine di dar corso alla realizzazione degli impianti”. Ma il nuovo decreto non solo recherebbe delle “modifiche peggiorative”; comporterebbe inoltre una “retroattività di forma” con consequenziali svantaggi per coloro che hanno già avuto accesso alle tariffe incentivanti nei mesi passati. Se il DM 28/07/05 disponeva l’aggiornamento annuale delle tariffe sulla base dei dati Istat per tutti gli impianti ammessi, il DM 06/02/06 nega il diritto all’aggiornamento Istat per gli impianti “per i quali la domanda di cui all’art. 7, comma 1, è stata inoltrata nel 2005 e nel 2006: 0,445 euro/kWh per un periodo di venti anni” - art. 5 comma 2 lettera a). Ed ammette solo quelli per i quali la domanda è stata inoltrata “negli anni successivi al 2006”. Questo significa che coloro che hanno già presentato domanda, ricevuto risposta positiva dal Grtn, ed avviato tutte le operazioni per l’installazione degli impianti, si ritrovano negate le opportunità promesse dal primo decreto: le tariffe non saranno per loro adeguate annualmente, ma rimarranno congelate per venti anni, senza alcuna garanzia contro eventuali modifiche dovute all’inflazione. Lo stesso Grtn, contattato dalla redazione di edilportale.com, non ha negato l’effettiva esistenza di una “retroattività di forma” del nuovo decreto. Non solo. Per quanto riguarda gli impianti di potenza inferiore ai 20 kw, il decreto di luglio disponeva come unica possibilità il servizio di scambio sul posto : possibilità di vendita e quindi di remunerazione per tutta la quantità di energia prodotta, indipendentemente da quanto consumato. Per cui sarebbe stato possibile vendere alla rete anche l’energia non consumata con un effettivo guadagno: se produco 1000 kwh in un anno e ne consumo 1500, vengo remunerato per i 1000 kwh ed ho anche uno sconto sulla bolletta pari al consumo netto di 500 kwh l’anno. Se invece produco 2000 kwh e ne consumo sempre 1500, vengo remunerato anche per gli eccedenti 500 kwh. Il decreto di febbraio ha introdotto l’alternativa della cessione in rete dell’energia prodotta. Ma, nel caso di scambio sul posto, l’incentivazione è riconosciuta solo all’energia prodotta e consumata in loco. Questo significa che, se produco 2000 kwh e ne consumo 1500, non vengo più remunerato per gli eccedenti 500 kwh; questi ultimi possono solo essere utilizzati come credito a compensazione di eventuali saldi negativi per un massimo di tre anni successivi all’anno in cui sono stati maturati. Se invece consumo 1500 kwh contro i soli 1000 prodotti, sarò remunerato per i 1000 kWh, e dovrò pagare una bolletta di 500 kWh. Secondo i protagonisti del ricorso al Tar, questa nuova disposizione indurrebbe ad un elevato autoconsumo, poiché la remunerazione non avviene più su tutta l’energia prodotta, ma solo su quella consumata. Il resto sarebbe “regalato” al Gestore. Il decreto impugnato è inoltre giudicato illegittimo perchè non ha ottenuto, come previsto dalla procedura, il parere del Consiglio di Stato, nè della Corte dei Conti. I tempi per la presentazione dei ricorsi (60 gg dalla pubblicazione su GU) sono già scaduti, ma lo studio legale Cnttv sta preparando un ricorso straordinario al Capo dello Stato al fine di riaprire i termini per coloro che vorranno ricorrere contro il decreto.

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Altri commenti
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giannantonio torricelli

credo fermamente che se sull'argomento indirete un referendum abrogativo non solo in un giorno otterete tutte le firme necessarie, ma provocherete un grande ed importante dibattito nazionale. cio' che e' stato fatto con il secondo decreto e' una grande ingiustizia per la società, per l'economia nazionale, per l'ambiente.


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