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Difetti delle opere edilizie, qual è il termine per denunciarli?
NORMATIVA Difetti delle opere edilizie, qual è il termine per denunciarli?
NORMATIVA

Termovalorizzatori senza VIA, condanna Ue per l’Italia

di Rossella Calabrese

Violate direttive in materia di rifiuti e di impianti di recupero

Vedi Aggiornamento del 02/11/2012
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06/06/2006 - La Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per non aver sottoposto a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) l’impianto per la produzione di energia mediante incenerimento di rifiuti, di Massafra (Taranto). La sentenza è relativa alla causa C-486/04, avviatasi dopo che la Commissione aveva contestato la violazione delle Direttive 85/337/CEE sui rifiuti e 75/442/CEE sugli impianti di recupero. Le violazioni ipotizzate erano due: una relativa alla normativa nazionale, che esonera dalla VIA gli impianti per il recupero di rifiuti autorizzati mediante procedura semplificata, l’altra, di natura specifica, relativa all’impianto di Massafra. L’impianto in questione era stato autorizzato con procedura semplificata e per questo motivo, secondo le autorità italiane, non doveva essere sottoposto a VIA. Ripercorrendo le fonti normative, la sentenza cita la il Dpr del 12 aprile 1996 (attuazione della direttiva 85/337/CEE) che ha assoggettato a VIA gli impianti di incenerimento e di trattamento di rifiuti urbani con capacità superiore a cento tonnellate al giorno. Il successivo Dpcm del 3 settembre 1999 ha però escluso dalla VIA gli impianti sottoposti alle procedure semplificate di cui agli articoli 31 e 33 del DLgs n. 22/1997. L’impianto di Massafra, oggetto di richieste di chiarimenti da parte della Commissione Ue già dal 2001, non è stato sottoposto a VIA perché – secondo le autorità italiane - rientrante nella deroga di cui all’allegato A, lett. l), del Dpr 12 aprile 1996. È seguita una procedura di infrazione che si è conclusa con la sentenza di condanna. La Corte ha affermato che “l’impianto nel quale viene effettuata un’attività «ambientalmente» vantaggiosa non è escluso dalla verifica se, per le sue dimensioni o la sua ubicazione, può influire negativamente sull’ambiente. Quand’anche si conosca l’innocuità del contenuto, occorre constatare caso per caso quella del contenitore. Nessuno discuterebbe la convenienza di una valutazione di impatto ambientale per installare un depuratore di acque in uno spazio naturale protetto.” “In definitiva, - conclude la sentenza - in Italia esistono impianti di recupero di cui agli allegati I e II della direttiva 85/337 che vengono autorizzati senza valutazione del loro impatto ambientale, con conseguente violazione degli artt. 2, n. 1, e 4, nn. 1 3, della detta direttiva, motivo per cui anche la seconda violazione contestata col ricorso risulta provata.”

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