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STRUTTURALE

Rischi sismici: la nuova mappa diffusa dalla Protezione civile

di Roberta Dragone e Rossella Calabrese

Territorio nazionale distinto in dodici fasce. Pronte intanto le Linee guida antisismiche per gli immobili vincolati

Vedi Aggiornamento del 18/09/2007
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01/06/2006 – Sono dodici le fasce di rischio sismico del territorio nazionale individuate dalla nuova mappa della Protezione civile. Si tratta del documento allegato all’ Ordinanza 3519 del 28 aprile 2006 recante i “Criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche e la formazione e l’aggiornamento degli elenchi e delle medesime zone”. È intanto in via di emanazione una ulteriore ordinanza della Protezione civile, recante le Linee guida per l’applicazione della normativa antisismica sugli immobili vincolati. La nuova mappa di pericolosità sismica, elaborata dall’istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia, individua dodici livelli di accelerazione del suolo, contro le quattro fasce indicate invece dall’Ordinanza 3274/2003. Le dodici fasce sono distinte in fisse e mobili. Le prime corrispondono ad una delle quattro zone individuate dalla 3274; le seconde consentono invece alle Regioni la scelta di optare tra diversi sottolivelli. Per ciascuna zona il margine di tolleranza previsto dalla 5319 è pari a 0,025 accelerazione di gravità. In realtà non si tratta di una mappa di riclassificazione; bensì di un documento che fornisce criteri provvisori in attesa della messa a punto dei criteri generali definitivi - “armonizzati con le eventuali modifiche delle norme tecniche stesse” - ad opera del Gruppo di lavoro, istituito dal Presidente del Consiglio con il decreto 28 febbraio 2006, che prevede la collaborazione tra il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e il Dipartimento della Protezione Civile. Di conseguenza, non si tratta nemmeno di una mappa vincolante per le Regioni. Compito di queste ultime rimane l’individuazione di una classificazione dettagliata delle aree, sulla base dei criteri generali messi a punto dallo Stato. I criteri definitivi di classificazione sismica sono attesi entro aprile 2007, cioè entro la fine del periodo di allineamento tecnico di 18 mesi scattato il 23 ottobre scorso, data dell’entrata in vigore delle nuove Norme Tecniche per le costruzioni. Nel frattempo spetterà a ciascuna regione la scelta di operare eventuali modifiche per la riclassificazione del proprio territorio. Particolarmente delicato è l’adeguamento alle prescrizioni di sicurezza degli immobili storici. L’Ordinanza 3274/2003 si applica anche al patrimonio culturale, e l’articolo 29, comma 4 del DLgs 42/2004 (Codice dei Beni Culturali) prevede che “Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l'intervento di miglioramento strutturale.” Poiché, in base all’Ordinanza 3274, tutto il territorio nazionale è considerato sismico (tranne alcune aree che le Regioni possono escludere) il Dipartimento della Protezione Civile e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali hanno predisposto delle Linee Guida per l’applicazione della normativa tecnica al patrimonio culturale. Il documento suggerisce un percorso di conoscenza, valutazione della sicurezza sismica e progetto degli eventuali interventi analogo a quello previsto per le costruzioni normali ma adattato alle peculiarità del patrimonio culturale, limitatamente alle costruzioni in muratura. Sulla base delle prescrizioni dell’Ordinanza 3274, che al punto 11.1 indica che “per i beni culturali tutelati è in ogni caso possibile limitarsi ad interventi di miglioramento”, viene consigliata l’esecuzione di interventi che assicurino all’edificio un certo livello di protezione sismica, senza tuttavia adeguarsi a quello previsto per le nuove costruzioni. Gli edifici storici presentano oggettive difficoltà a definire una procedura di verifica dei requisiti di sicurezza, a causa della varietà tipologica e la singolarità specifica dei “monumenti”; d’altro canto non sempre è possibile conciliare gli interventi con le esigenze di conservazione. Ne consegue – si legge nelle documento - che è spesso opportuno accettare un livello di rischio sismico più elevato rispetto a quello delle strutture ordinarie, piuttosto che intervenire in modo contrario ai criteri di conservazione del patrimonio culturale. Le Linee Guida saranno emanate con un’Ordinanza della Protezione Civile e saranno costantemente aggiornate con la pubblicazione di documenti esemplificativi e casi pratici di analisi e progettazione.

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