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PROFESSIONE

Dai professionisti controproposte al decreto Bersani

di Rossella Calabrese
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Il Cup chiede di ripartire con la concertazione. E intanto si apre il mercato della pubblicità

Vedi Aggiornamento del 24/07/2006
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13/07/2006 - Nell’audizione presso le Commissioni Bilancio e Finanze del Senato, tenutasi l’11 luglio scorso, i professionisti hanno ribadito la loro contrarietà al decreto Bersani (DL 223 del 4 luglio 2006). Il Cup, Comitato unitario delle professioni, ha chiesto lo stralcio dell’articolo 2 del decreto legge e la riproposizione della riforma delle professioni in forma di disegno di legge, sulla base della bozza presentata da Michele Vietti nella scorsa legislatura e attribuendo la competenza esclusiva al ministro della Giustizia. Per quanto riguarda i contenuti, i professionisti confermano l'opposizione all’abolizione dei minimi tariffari, considerati una irrinunciabile tutela per il cliente; c’è tuttavia disponibilità a definire tariffe di riferimento che, seppur derogabili pattiziamente dalle parti, costituiscano validi parametri per i clienti che si trovano in una situazione di asimmetria informativa. Relativamente alle società professionali, gli Ordini chiedono che sia individuato uno specifico tipo societario con oggetto sociale limitato all’attività professionale, con esclusiva partecipazione di soci professionisti ed esclusione di qualsiasi mera partecipazione di capitale da parte di altri, la sottrazione alla disciplina del fallimento in quanto non attività commerciale, le modalità di iscrizione agli albi professionali. Parziale apertura invece è stata espressa sulla pubblicità, a patto che non sia di tipo commerciale o volta ad esaltare la prestazione professionale e la comparabilità con altri professionisti, e che non offenda il decoro professionale. Ricordiamo che non esiste un divieto assoluto di pubblicizzare le proprie prestazioni professionali: i codici deontologici infatti pongono delle limitazioni, indicando ai professionisti le caratteristiche che può avere l’”informativa”. Il Consiglio nazionale degli architetti, ad esempio, nel febbraio di quest'anno ha modificato alcuni articoli (35, 35 bis e 35 ter) del Codice deontologico per adeguarlo alle regole sulla concorrenza derivanti dalla normativa comunitaria. L’informativa può essere rivolta ai clienti già acquisiti, a differenza della pubblicità che può essere indirizzata a tutti; il Codice vieta di indicare gli onorari praticati, mentre il decreto Bersani lo consente. Se i contenuti del decreto legge non cambieranno in sede di conversione, i codici deontologici vi si dovranno adeguare entro il 1° gennaio 2007 e il mercato della pubblicità si aprirà anche i professionisti.
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