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PROFESSIONE

I professionisti continuano a difendere le tariffe minime

di Rossella Calabrese
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Ma il Governo sembra deciso a cambiare rotta per adeguarsi agli altri Stati europei, in sintonia con le indicazioni dell’Antitrust

Vedi Aggiornamento del 20/01/2010
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11/07/2006 - Prosegue serrato e con toni accesi il dibattito sul decreto Bersani che abolisce i minimi tariffari e il divieto di farsi pubblicità e di creare società professionali multidisciplinari.

I professionisti del Cup (Comitato unitario delle professioni), dal primo momento contrari alle liberalizzazioni introdotte dal Governo con il DL 223/2006, chiedono che la riforma passi attraverso un lavoro di concertazione, nell’interesse dei lavoratori, anche professionisti, e dei cittadini fruitori dei servizi.

Il Colap (Coordinamento delle libere associazioni professionali) invece, plaude all’iniziativa e chiede il riconoscimento delle associazioni, come previsto dalle direttive europee. Leggi le reazioni .

Ma il decreto Bersani potrebbe essere solo l’inizio di un percorso di riforma dalla portata ben più ampia. Di modifica della disciplina delle professioni si parla da diversi anni e i tentativi che si sono succeduti non hanno condotto ad alcun risultato di rilievo.

Il Governo sembra deciso ad intervenire: da tempo si parla di consentire che «le attività meno complesse siano svolte liberamente anche da non iscritti agli ordini professionali» e di riconoscere le nuove professioni e le loro associazioni. Inoltre, nel caso delle prestazioni complesse, l’orientamento è quello di consentire che il numero dei professionisti «sia adeguato alle esigenze della domanda e non predeterminato autoritativamente».

Risale a circa 10 anni fa una indagine conoscitiva dell’Authority per la concorrenza e il mercato (Antitrust) che segnalava la anomalie italiane in materia di servizi professionali: una pervasiva regolamentazione riguardante sia le condizioni di accesso al mercato (tirocinio, esame di abilitazione, concorso) che le modalità di svolgimento dell'attività (fissazione dei prezzi, restrizioni all'accesso alla professione e all'attività pubblicitaria).

Dopo una fase di confronto con gli Ordini, l’Antitrust, nel parere del 18 novembre 2005, invitava a ripensare il ruolo degli Ordini, a rivedere le tariffe minime e a considerare la pubblicità come strumento utile alla concorrenza.

A seguito degli incontri, gli architetti hanno eliminato il divieto di pubblicità. Infatti, il nuovo codice deontologico consente di dare informazioni sui criteri di calcolo dell'onorario e sui nominativi dei clienti, previa autorizzazione.

Sulla questione delle tariffe invece, i professionisti hanno sempre difeso quella che ritengono una garanzia di qualità della prestazione; secondo l'Autorità, invece, la qualità non è una variabile che concorre alla determinazione dei prezzi e, quindi, non costituisce né un parametro di riferimento per il cliente/utente né un incentivo per il professionista ad offrire servizi migliori di quelli dei propri concorrenti.

Ma l’abolizione tout-court dei minimi tariffari potrebbe causare problemi di applicazione dell’art. 92 del nuovo Codice degli Appalti Pubblici (DLgs 163/2006) che definisce “inderogabili” i corrispettivi per la progettazione nell’ambito dei lavori pubblici.
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