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Biennale di Venezia, tredici progetti per Punta Perotti

di Roberta Dragone

Ma il vincitore sarà realmente il nuovo volto dell’area barese?

Vedi Aggiornamento del 24/10/2006
19/09/2006 – Punta Perotti approda alla Biennale di Venezia con tredici progetti appositamente realizzati per “Progetto Sud”, cuore della mostra “Città di pietra” a cura di Claudio D’Amato Guerrieri. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “Sensi Contemporanei” della 10. Mostra internazionale di architettura. Leit-motiv della mostra “Città di pietra” è il riconoscimento critico della “potenziale attualità di una cultura muraria intesa non solo come continuità con le tecniche tradizionali del costruire, ma anche come loro radicale aggiornamento”. Ed è questa l’idea che si cela dietro le proposte progettuali redatte per Punta Perotti e valutate dalla giuria presieduta dal curatore della mostra. La vocazione di Bari – si legge nel bando di concorso - luogo destinato all’incontro religioso fra i cattolici di Oriente e Occidente, suggerisce come tema di progetto: a) un nuovo tempio cristiano di rito ortodosso, che chiuderà maestosamente la prospettiva del lungomare affacciandosi su una grande piazza sul mare insieme a strutture di accoglienza dedicate al clero ortodosso; b) il completamento del Lungomare fino alla lama San Giorgio: una “via sacra” che arriverà a San Nicola, consentendo il ripristino dell’antico rito processionale. Sistemato all’ingresso delle Artiglierie dell’Arsenale, dove è allestita la sezione “Città di pietra”, un obelisco alto 15 metri assurge ad esempio concreto delle nuove possibilità di impiego strutturale della pietra. Una volta a botte di 6 metri di diametro dà poi accesso agli spazi espositivi, di cui è protagonista Punta Perotti, insieme ad altri tre siti del Mezzogiorno: il porto di Crotone, le Latomie dei Cappuccini a Siracusa ed il porto turistico di Pantelleria. Ai primi pannelli, che ripercorrono i momenti dell’abbattimento della saracinesca barese, seguono le idee di ricostruzione dei partecipanti al concorso. Tredici proposte che hanno immaginato, interpretando l’idea suggerita dal bando, un tempio che chiudesse maestosamente la prospettiva del lungomare barese. Osservando i pannelli non è difficile abbandonarsi ad una delicata riflessione: l’idea di una continuità progettuale del nuovo con le radici attraverso il recupero della pietra e delle tecniche tradizionali del costruire è senza dubbio meritevole di attenzione. Ma è davvero l’idea da cui bisogna ripartire per rimediare agli errori del passato? Non si corre il rischio di un risultato diversamente ma nuovamente impattante ? Non sembra particolarmente illuminato dalle proposte progettuali il sindaco di Bari Michele Emiliano, il quale giudica positivamente tutte le idee presentate ma non sembra ritrovare realmente in nessuna di loro la risposta alla delicata questione: che fare a Punta Perotti? Anzi, sottolinea: “In alcuni progetti c’è molto costruito. Ma è il vuoto di Punta Perotti ad avere forza, importante memoria di quanto abbiamo sbagliato. Reingombrare eccessivamente non è giusto”. E poi sorge il dubbio: il progetto vincitore, che sarà annunciato il prossimo 8 novembre, potrebbe realmente diventare il nuovo volto del sito? Emiliano fa chiarezza al riguardo: il concorso portato alla Biennale di Venezia, preziosa occasione e vetrina per la nostra città, rappresenta una libera espressione di idee, nessuna delle quali è tuttavia destinata ad una realizzazione concreta. Il sindaco ritiene inevitabile una gara internazionale per Punta Perotti; bisogna solo decidere – spiega il primo cittadino barese – se procedere con un bando indetto dal Comune, oppure attraverso una Società di Trasformazione Urbana, che stiamo già cistituendo, che definisca la destinazione dell'area. I cittadini baresi che hanno la curiosità di osservare da vicino le proposte avanzate in occasione della Biennale di Venezia, potranno molto probabilmente conoscere i progetti in occasione di una esposizione ospitata proprio a Bari. L’idea di Emiliano è sfruttare gli spazi della Fiera del Levante in occasione della prossima edizione di Expolevante. E, magari, far conoscere anche i progetti non esposti alla mostra internazionale di architettura.
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