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NORMATIVA

Restauro, la competenza è degli architetti

di Rossella Calabrese

Consiglio di Stato: è valida la norma del 1925 sulla ripartizione delle competenze tra architetto e ingegnere

Vedi Aggiornamento del 15/01/2014
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18/09/2006 - Sui progetti di restauro la competenza è esclusivamente degli architetti. A stabilirlo è la sentenza n. 5239/06 del Consiglio di Stato che conferma la precedente pronuncia del Tar Toscana respingendo il ricorso di un ingegnere civile il cui progetto di restauro non era stato accettato dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici perchè “redatto da un tecnico non abilitato, in quanto non iscritto all’albo degli architetti”.

L’ingegnere, in sede di giudizio, ha osservato che l’art. 52 R.D. 22 ottobre 1925, n. 2537, secondo cui “le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla legge 20 giugno 1909, n. 364 per l’antichità e belle arti, sono di spettanza della professione di architetto, ma la parte tecnica può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere”, deve ritenersi abrogato dalle successive disposizioni in materia.

Ha sostenuto inoltre che la direttiva comunitaria 384/1985 sul riconoscimento dei titoli, prevede l'abilitazione alla professione di architetto, all'interno della Comunità europea, per tutti gli ingegneri civili laureati prima dell'entrata in vigore della direttiva.

I giudici di Palazzo Spada hanno risposto che “la Direttiva 85/384 non si propone di disciplinare le condizioni di accesso alla professione di architetto, né di definire la natura delle attività svolte da chi esercita tale professione”, ma ha ad oggetto solamente il reciproco riconoscimento, da parte degli Stati membri, dei titoli di studio.

La direttiva quindi non impone allo Stato membro di porre le lauree in architettura e in ingegneria civile in perfetta parità per quanto riguarda l’accesso alla professione di architetto in Italia; “né tantomeno può essere di ostacolo ad una normativa nazionale che riservi ai soli architetti i lavori riguardanti gli immobili d’interesse storico-artistico sottoposti a vincolo”.

I giudici hanno quindi concluso che la ripartizione delle competenze professionali tra architetto e ingegnere, come delineata nell’art. 52, R.D. 2537/1925, non è venuta meno per effetto della normativa successiva che ha innovato la disciplina per il conseguimento del titolo di architetto e di ingegnere.

Il CdS ha quindi respinto il ricorso dell’ingegnere.

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