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NORMATIVA Superbonus, Ance: ‘subito i moduli aggiornati per la CILA’
LAVORI PUBBLICI

Codice appalti, no alla proposta delle Regioni

di Rossella Calabrese

Respinta dal CdS la richiesta di applicare le norme locali fino all’entrata in vigore del decreto correttivo

Vedi Aggiornamento del 19/06/2007
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19/10/2006 - La Sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato ha emanato il suo parere (n. 3641 del 28 settembre 2006) sullo schema di Dlgs di modifica del nuovo Codice degli Appalti (Dlgs 163/2006), approvato dal Consiglio dei Ministri nel giugno scorso. Viene respinta la richiesta avanzata dalla Conferenza delle Regioni di inserire nello schema di decreto una disposizione di carattere transitorio che preveda che fino alla data di entrata in vigore del decreto correttivo, si applicano, anche in deroga all’art. 4 del Dlgs. 163/2006, le disposizioni normative delle Regioni e delle Province autonome in materia di appalti. Inoltre i giudici ricordano che “nei contratti al di sotto della soglia comunitaria compete allo Stato la fissazione di comuni principi, che assicurino trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione e che la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto la legittimità dell’applicabilità alle Regioni dei principi desumibili dalla normativa nazionale di recepimento della disciplina comunitaria, là dove impongono la gara, fissano l’ambito soggettivo ed oggettivo di tale obbligo, limitano il ricorso alla trattativa privata e collegano alla violazione dell’obbligo sanzioni civili e forme di responsabilità (Corte cost. n. 345 del 2004)”. È opportuno – secondo i giudici – attendere le decisioni della Corte costituzionale sui ricorsi proposti dalle Regioni Piemonte, Lazio e Abruzzo, prima di modificare il Codice. Seguono le osservazioni relative agli articoli dello schema di decreto: il CdS propone, per evitare procedure di infrazione dalla Ue, di cancellare la norma che vieta all’impresa ausiliaria di assumere a qualsiasi titolo il ruolo di appaltatore o di subappaltatore. Viene chiesto, inoltre, di eliminare la norma che consente di disciplinare le modalità per il coordinamento in materia di vigilanza sull’attività delle Soa avvalendosi delle strutture e delle risorse già a disposizione. Secondo i giudici la materia è già disciplinata dal Codice, che attribuisce le suddette competenze all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici.

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