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Argentina: residenza unifamiliare Casa Mapuche
ARCHITETTURA

Argentina: residenza unifamiliare Casa Mapuche

di Roberta Dragone

Il progetto porta la firma dello studio bak Arquitectos

19/12/2006 - Casa Mapuche è il nome del progetto che gli architetti María Victoria Besonías e Luciano Kruk dello studio bak Arquitectos hanno realizzato per una casa unifamiliare a Pilar, in provincia di Buenos Aires (Argentina). Il progetto si sviluppa a pian terreno e si presenta come un semplice prisma perforato da un piccolo patio, con un rivestimento concepito in modo da lasciar penetrare quanta più luce naturale possibile enfatizzando la presenza del verde attorno. Al fine di evitare lo sguardo dei vicini, sui lati sono previste poche aperture. Sia la facciata principale che il fronte interno sono invece realizzati con pannelli vetrati alternati a legno di quebracho, materiale scelto per “contrastare le linee pure, elementari e astratte che caratterizzano il resto della casa”. Il prisma è posato sul terreno, elevato di 20 cm, ed è collegato all’esterno con tronchi di quebracho interrati nell’erba. Tutti gli spazi sono organizzati attorno ad un patio. Solo camere da letto e rispettivi bagni sono nascosti allo sguardo concesso all’ingresso. L’accesso alla abitazione avviene attraverso una porta a tutt’altezza sistemata in uno spazio scavato all’interno del prisma e rivestita da un pannello di legno di quebracho. La pianta della abitazione è coperta da una lastra di cemento armato che poggia da un lato su un doppio muro in pietra con camera di aria e dall’altro su un tramezzo di cemento attraverso un sistema che consente la separazione dalla lastra di copertura al fine di far passare la luce all’interno. Le scelte relative al volume e alla posizione delle diverse aperture sono finalizzate ad esaltare il ruolo del paesaggio naturale attorno. “In questo progetto abbiamo studiato accuratamente da dove deve aver accesso sia la luce che il paesaggio in modo che chi percorre gli spazi interni della casa possa sorprendersi ora guardando verso il basso, ora guardando verso l’alto attraverso anguste schegge o grandi aperture”.
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