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LAVORI PUBBLICI

Obbligo di gara per i lavori di riqualificazione urbana

di Rossella Calabrese

Corte Ue: no all’in house da parte di un Comune ad una società mista

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24/01/2007 - Con la sentenza n. C-220 del 18 gennaio 2007, la Corte di giustizia del Lussemburgo ha stabilito che “una convenzione riguardante la risistemazione urbanistica di un quartiere di una città costituisce appalto pubblico di lavori” che va assegnato mediante gara pubblica. Il caso riguarda il ricorso contro un Comune francese che aveva affidato ad una società un contratto d’appalto per la realizzazione di un centro ricreativo costituito da un cinema multisala, locali commerciali e un parcheggio pubblico da riconsegnare all’amministrazione aggiudicatrice. Il contratto comprendeva l’acquisizione delle aree, l’organizzazione di un concorso di architettura e/o di ingegneria, l’effettuazione di studi e la realizzazione dei lavori di costruzione. Innanzitutto i giudici evidenziano gli elementi che qualificano l’oggetto dell’affidamento come “appalto pubblico”: si tratta, infatti, di opere finalizzate a soddisfare un interesse pubblico. Inoltre, essendo il Comune un ente locale, esso ha lo status di «amministrazione aggiudicatrice», mentre la Società, in quanto operatore economico attivo sul mercato, deve essere qualificata come imprenditore. Infine, è chiaro che la convenzione è stata conclusa a titolo oneroso. Ne consegue che una convenzione con cui una amministrazione aggiudicatrice affida ad un soggetto la realizzazione di un’opera costituisce un appalto pubblico di lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva. Inoltre, il fatto che la società sia ad economia mista, esclude che si possa ritenere che il Comune eserciti su di essa un controllo analogo a quello che esercita sui propri servizi. In conclusione, la Corte ha stabilito che: 1) Una convenzione con cui una prima amministrazione aggiudicatrice affida ad una seconda amministrazione aggiudicatrice la realizzazione di un’opera costituisce un appalto pubblico di lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva del Consiglio 14 giugno 1993, 93/37/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, come modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 1997, 97/52/CE, indipendentemente dal fatto che sia previsto o no che la prima amministrazione aggiudicatrice sia o divenga proprietaria, in tutto o in parte, di tale opera. 2) Per determinare il valore di un appalto ai fini dell’art. 6 della direttiva 93/37, come modificata dalla direttiva 97/52, occorre prendere in considerazione il valore totale dell’appalto di lavori dal punto di vista di un potenziale offerente, il che include non soltanto l’insieme degli importi che l’amministrazione aggiudicatrice dovrà pagare, ma anche tutti gli introiti che proverranno da terzi. 3) Un’amministrazione aggiudicatrice non è dispensata dal fare ricorso alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori previste dalla direttiva 93/37, come modificata dalla direttiva 97/52, per il fatto che, in conformità al diritto nazionale, tale convenzione può essere conclusa soltanto con determinate persone giuridiche, che abbiano esse stesse lo status di amministrazione aggiudicatrice e che saranno tenute, a loro volta, ad applicare le dette procedure per aggiudicare eventuali appalti susseguenti.

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