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LAVORI PUBBLICI

No ai riferimenti a prodotti specifici nei bandi di gara

di Rossella Calabrese

Authority: il riferimento alle specifiche tecniche deve essere accompagnato dall’espressione ‘o equivalente’

Vedi Aggiornamento del 18/09/2008
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18/04/2007 - Con la determinazione n. 2 del 29 marzo 2007 , l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha chiarito che è in contrasto con il diritto comunitario e con il Codice degli appalti l’inserimento nei documenti di gara e nel progetto di clausole che di fatto impongono l’impiego di materiali o prodotti acquistabili da produttori determinati. L’Authority è stata interpellata da Assingeo (Associazione Industrie Italiane Nontessuti Geotessil) che ha fatto presente “la consuetudine delle stazioni appaltanti di inserire nei capitolati speciali e negli elenchi prezzi la richiesta di prodotti specifici oppure riferimenti a singoli processi produttivi , con il risultato di indirizzare l’appaltatore verso determinati prodotti piuttosto che altri del tutto equivalenti” e, quindi, di favorire o escludere alcune imprese dagli appalti pubblici. Assingeo evidenzia il caso degli elenchi prezzi nei quali le stazioni appaltanti, invece di richiamare classi generiche di prodotti su base prestazionale, fanno riferimento ad alcuni specifici prodotti o al ciclo di lavorazioni. “La questione – chiarisce l’Autorità – riguarda le modalità di redazione, da parte delle stazioni appaltanti, delle cosiddette “specifiche tecniche” dell’appalto e quindi la descrizione dell’oggetto contrattuale che deve essere fatta ai concorrenti”. Tale modalità ha quindi ha un impatto rilevante sia perché può determinare la possibilità che i concorrenti hanno di aggiudicarsi la gara, sia perché l’imposizione di determinati standards tecnici può delimitare tecnicamente il mercato, impedendo l’accesso a taluni soggetti (il riferimento è alla Corte di giustizia, sez. II, ord. 3.12.2001, causa C-59/00). Inoltre, l'art. 28 del Trattato vieta ad un’amministrazione di inserire in un bando di gara una clausola che prescrive l’impiego di un prodotto di una determinata marca, senza l’indicazione " o equivalente" . Di conseguenza, le direttive europee (precedenti a quelle in vigore) vietavano di indicare marchi, brevetti, tipi, un’origine o una produzione determinata. La stessa Autorità ha, in passato, affrontato la questione, affermando che “contrasta con il diritto comunitario l’inserimento in un bando di gara di un appalto di lavori pubblici di clausole che prescrivano, per l’esecuzione dell'appalto, l’impiego di materiali o prodotti certificati conformi solo a un determinato tipo di norme tecniche nazionali, e a maggior ragione nel caso di disposizioni dettate da enti normatori di altri Stati, o l’impiego di prodotti di una determinata marca, qualora tali clausole non siano accompagnate dalla menzione “o equivalente” (deliberazione n. 178/2002). La materia è ora regolamentata dall’articolo 23 della direttiva 18/2004/CE, recepita dall’ articolo 68 del Dlgs 163/2006 che stabilisce che “le specifiche tecniche devono consentire pari accesso agli offerenti e non devono comportare la creazione di ostacoli ingiustificati all’apertura dei contratti pubblici alla concorrenza”. Viene mantenuta la precisazione in merito alla salvaguardia delle regole tecniche nazionali obbligatorie e vengono indicate le diverse modalità che il committente può utilizzare per descrivere le caratteristiche dei prodotti, dell’opera e dei materiali. Rilevante è l’introduzione dell’obbligo che ciascuno di questi riferimenti sia accompagnato dall’espressione “o equivalente” (ultimo periodo della lettera a), comma 3, art. 68 citato). Di conseguenza, da un lato l’offerente deve dimostrare l’equivalenza del prodotto (comma 4) e dall’altro l’amministrazione aggiudicatrice può/deve valutare l’idoneità delle alternative. La lett. b) del medesimo comma 3, prevede la possibilità alternativa per la stazione appaltante di descrivere le caratteristiche richieste in termini di prestazioni o di requisiti funzionali, svincolando in tal modo le specifiche dal richiamo tassativo alle norme elencate alla lettera a). Concludendo, l’articolo 68 del Codice degli appalti tende a rafforzare il principio di equivalenza dando al concorrente la possibilità di proporre soluzioni diverse ed innovative, purchè idonee a soddisfare gli obiettivi della stazione appaltante.

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