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RISPARMIO ENERGETICO

Nomisma Energia: modificare incentivi alle rinnovabili

di Rossella Calabrese
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Ricerca commissionata dal GSE sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Europa e in Italia

Vedi Aggiornamento del 20/09/2007
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06/04/2007 - L’Italia è quarta in Europa per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. È quanto emerge dallo studio “Le fonti rinnovabili per l’energia elettrica in Europa” che il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici), soggetto promotore della diffusione delle fonti rinnovabili, ha commissionato a Nomisma Energia. La domanda energetica dell’Europa fra il 1997 e il 2005 – si legge nella ricerca – è salita di 117 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti (Mtep), crescita coperta per oltre 20 Mtep da fonti energetiche rinnovabili (FER). La dipendenza da importazioni energetiche dall’estero, in particolare di gas dalla Russia, è salita a oltre il 50%, mentre diventa più difficile il raggiungimento dell’obiettivo di Kyoto di riduzione delle emissioni dell’8% nel 2010 rispetto al 1990. In questo contesto – ricorda Nomisma Energia – lo scorso marzo il Consiglio europeo ha fissato, per la prima volta in maniera vincolante, l’obiettivo del 20% nel 2020 del contributo delle fonti rinnovabili sul totale dei consumi energetici ( leggi tutto ). È un obiettivo ambizioso, se si tiene conto che già nel 1997 fu stabilita una quota del 12% nel 2010, partendo allora dal 6%, mentre oggi non supera l’8%. La ricerca mostra che la UE a 25 detiene il primato mondiale nell’uso delle fonti rinnovabili: la Germania si conferma Paese leader, sia a livello europeo che a livello mondiale, al primo posto in assoluto per capacità eolica; punto di forza del modello tedesco è un sistema di diffusi e consistenti incentivi. Nessun altro Paese ha fatto altrettanto e l’esperienza tedesca è stata ripetuta solo in parte da Danimarca e Spagna. Al quarto posto troviamo l’ Italia con 52 TWh nel 2006, che costituiscono però solo il 15% del consumo interno lordo di elettricità, a fronte di un obiettivo del 22% al 2010. Le buone potenzialità dell’Italia - spiega lo studio - non sono sfruttate soprattutto per i ritardi autorizzativi , per i problemi delle reti e per l’incertezza del quadro normativo delle politiche di sostegno . L’aggiustamento del sistema dei certificati verdi è necessario per dare maggiori stabilità nel lungo termine agli operatori, ma è ancora più urgente per correggere gli alti valori raggiunti dal loro prezzo, 125,28 €/MWh nel 2006, valore a cui va sommato il prezzo di cessione dell’energia elettrica sul mercato, dove i prezzi sono anche qui molto alti, superiori a 70 €/MW. Ne risulta un’incentivazione prossima ai 200 €/MWh, valore di gran lunga superiore rispetto a quello prevalente nel resto d’Europa. La modifica del sistema potrebbe attuarsi attraverso una differenziazione della durata del certificato verde per le diverse tecnologie . Questo permetterebbe di liberare risorse per quelle tecnologie i cui costi sono più alti. Al fine di dare maggiori certezze agli operatori sarebbe utile introdurre una soglia minima sotto la quale i prezzi dei certificati verdi non possono andare. La nuova strategia comunitaria imporrà anche all’Italia un rinnovato impegno sulle FER e porterà a fissare obiettivi che necessariamente saranno ambiziosi. Occorre, tuttavia – conclude la ricerca –, che questi siano realistici e che tengano conto anche dei risultati ottenuti in oltre 25 anni di politiche a supporto delle FER.
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