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LAVORI PUBBLICI

Codice appalti: il CdS limita le modifiche dei decreti correttivi

di Rossella Calabrese

No a innovazioni sostanziali; i riferimenti ai minimi tariffari per gli appalti di progettazione vanno espressamente abrogati

Vedi Aggiornamento del 21/04/2008
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19/06/2007 – Un freno alle modifiche del Codice degli appalti arriva dal Consiglio di Stato. Con il parere n. 1750 del 6 giugno scorso, i Giudici pongono dei limiti alle modifiche al Dlgs 163/2006 volute dal Ministro Di Pietro, per mezzo dei decreti correttivi. Pronunciandosi in particolare sul secondo correttivo , il CdS rileva che le modifiche interessano istituti giuridici la cui entrata in vigore è stata prorogata al 1° agosto 2007 da un primo decreto ( Dlgs n. 6 del 26 gennaio 2007 ); le principali modifiche riguardano: - la procedura negoziata con bando, al fine di eliminare la possibilità per le stazioni appaltanti di ricorrere a due ipotesi che potrebbero limitare la concorrenza, laddove non consentono la fissazione preliminare e globale dei prezzi; - la procedura negoziata senza bando, per cui si elimina la possibilità di estendere ai lavori l’istituto della ripetizione di servizi analoghi; - il dialogo competitivo, con l’introduzione del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; - l’accordo quadro, per limitarlo, al fine di garantire una maggiore concorrenza nel mercato, esclusivamente alle manutenzioni e per escluderlo per la progettazione e gli altri servizi di natura intellettuale; - la possibilità di fissare un prezzo di restituzione dell’opera al concedente per la quota non ammortizzata nel periodo di gestione. Il primo problema sollevato dai giudici è quello della legittimità dell’utilizzazione ripetuta della delega con riferimento ai decreti integrativi e correttivi di precedenti decreti delegati. Non possono essere apportate modifiche di dettaglio alle norme delegate, anche perché la “ratio” è quella di consentire un breve periodo di sperimentazione delle riforme normative più complesse prima di radicarle definitivamente nell’ordinamento giuridico. Questa considerazione preliminare ha influito sul giudizio nel merito delle modifiche proposte, indicendo i giudici ad esprimere parere negativo su innovazioni sostanziali nella disciplina, ad esempio, della procedura negoziata. Sulla previsione che il dialogo competitivo per i lavori, escluse le infrastrutture strategiche, sia consentito previo parere del C.S.LL.PP., i giudici esprimono “forti perplessità” in quanto “esigenze di speditezza non sembrano sufficienti a giustificare l’esclusione”. Anche la previsione della fissazione di un prezzo di restituzione dell’opera al concedente, per la quota non ammortizzata nel periodo di gestione, non convince i giudici che ritengono la misura poco coerente con i principi comunitari perché ridurrebbe il rischio del concessionario, già avvantaggiato dall’eliminazione dei limiti alla integrazione del prezzo e alla durata del contratto. Sono interessanti le considerazioni su alcuni recenti provvedimenti che hanno direttamente o indirettamente inciso sul Codice; tra questi vi è l’abolizione dei minimi tariffari, anche per le tariffe relative alla progettazione di opere pubbliche, disposta dal DL 223/2006 (Decreto Bersani convertito nella legge 248/2006). Prima del Decreto Bersani era chiara l’inderogabilità dei minimi e la inammissibilità di ribassi superiori a quelli consentiti. Oggi il DL 223/2006 ha abrogato le disposizioni che sanciscono l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime, aggiungendo però che nella gare pubbliche le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove ritenute adeguate, come riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali. Di conseguenza dovrebbero essere espressamente abrogate le norme del Codice in contrasto con tale disposizione. A questo proposito viene ricordata la posizione espressa dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nella determinazione 4/2007. Leggi tutto . Infine, un appunto riguarda alcune questioni di legittimità comunitaria del diritto italiano dei pubblici appalti, per le quali è prevedibile una condanna dell’Italia. I giudici consigliano al Ministero di modificare subito gli articoli in contrasto con le norme UE, in particolare quelle che prevedono la prelazione in favore del promotore, nel “project financing”, inopportuna perché rende poco appetibile la partecipazione alla gara e rischia di sottrarre alla concorrenza questo importante istituto.

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