Carrello 0
LAVORI PUBBLICI

Authority: eccessivo il ricorso all’accordo bonario

di Rossella Calabrese

Dalle imprese richieste spesso pretestuose e finalizzate a recuperare parte del ribasso offerto

Vedi Aggiornamento del 08/08/2007
12/07/2007 – È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 10 luglio 2007, la Determinazione 5/2007 dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, relativa all’accordo bonario. A seguito di un’indagine sull’applicazione della procedura del componimento accelerato delle controversie in fase di esecuzione, condotta dall’Autorità, è emerso che tale istituto, previsto dall'art. 31-bis della legge 109/1994 e ora contemplata dall'art. 240 del nuovo codice degli appalti, è stato spesso attivato: - sulla base di richieste pretestuose; - per il riconoscimento di ulteriori e maggiori lavori, che dovrebbero essere contemplati in una variante in corso d'opera; - strumentalmente al perseguimento, da parte dell'impresa, di maggiori compensi per oneri già presenti in sede di formulazione dell'offerta. La procedura – spiega l’Authority - può essere attivata quando l'ammontare delle riserve superi il 10% dell'importo contrattuale, in quanto il valore economico della controversia deve essere significativo in rapporto all'entità dell'appalto, e tale da costituire un serio impedimento al regolare prosieguo dei lavori. L'istituto dell'accordo bonario è, quindi, una procedura di carattere eccezionale rispetto alla ordinaria trattazione delle riserve. Tuttavia, l’analisi degli accordi bonari pervenuti all’Autorità ha evidenziato che spesso: 1) l'ammontare di quanto riconosciuto in sede di accordo bonario è notevolmente inferiore alle pretese iscritte a riserva (ed inferiore, altresì, alla soglia del 10% dell'importo contrattuale); 2) il ricorrere, da parte di alcune imprese, sistematicamente a tale procedura avanzando sempre le medesime riserve (essenzialmente carenza progettuale, sorpresa geologica, andamento anomalo del cantiere); 3) è elevata la percentuale del ribasso generalmente offerto in sede di gara. La circostanza di cui al primo punto tradisce la pretestuosità delle richieste iniziali, rivelatesi poi esorbitanti in sede di definizione dell'accordo; la sopravvalutazione economica delle riserve, stimando artificiosamente il valore della controversia quale maggiore del 10% di quello contrattuale, ha consentito di attivare la procedura di accordo bonario. Si registra quindi un’applicazione distorta dell'accordo bonario, che, pur essendo un istituto di carattere eccezionale, viene spesso strumentalmente utilizzato dalle imprese per pervenire, in tempi brevi, al riconoscimento di determinate richieste economiche. Sul secondo punto emerge, invece, una specializzazione di alcune imprese nel contestare sistematicamente le scelte progettuali e le attività poste in essere dalla direzione lavori, al fine di ottenere un riconoscimento economico. In relazione al terzo punto emerge, infine, una stretta relazione tra il ricorso all’accordo bonario ed il forte ribasso (in genere superiore al 20%) offerto in sede di gara. L'accordo bonario appare, pertanto, strumentalmente utilizzato dall'impresa per correggere la formulazione di offerte non pienamente ponderate in sede di appalto o, comunque, recuperare parte del ribasso offerto. Alla luce degli elementi emersi, l'Autorità invita i responsabili dei procedimenti a: - valutare con attenzione, prima di attivare il procedimento dell'accordo bonario, la fondatezza delle riserve ai fini del raggiungimento del limite del 10% dell'importo contrattuale, avvalendosi anche di supporti professionali appropriati quando la specificità tecnica o giuridica delle riserve lo richieda; - procedere, quando le riserve attengano a circostanze imprevedibili o ad errori o omissioni nella redazione del progetto, che impongono la modifica o integrazione dello stesso, a richiedere alle competenti figure istituzionali (progettista e direttore dei lavori) la redazione di una perizia di variante, essendo questa – e non l'accordo bonario - lo strumento normativo previsto in tali circostanze (art. 132 del decreto legislativo n. 163/2006); - impedire che l'accordo bonario possa essere strumentalmente utilizzato dall'appaltatore per ottenere maggiori compensi per oneri già contemplati in sede di gara, alterando di fatto le condizioni economiche definite dalla gara stessa. Ove vengano accertati profili di danno per il pubblico erario in relazione ad una distorta applicazione dell'istituto dell'accordo bonario, l'Autorità avverte che procederà a segnalare il caso alla Corte dei conti.
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui