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LAVORI PUBBLICI

Codice appalti: approvato il secondo decreto correttivo

di Rossella Calabrese

Il provvedimento, messo a punto dal Ministro delle Infrastrutture Di Pietro, entrerà in vigore entro la fine di luglio

Vedi Aggiornamento del 20/11/2007
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27/07/2007 - È stato approvato dal Consiglio dei Ministri di oggi il secondo decreto correttivo del Codice degli appalti pubblici. Il provvedimento apporta “Ulteriori disposizioni integrative e correttive del DLgs n. 163 del 2006, recante il codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture” e segue il primo correttivo, il Dlgs 6/2007 ed entrerà in vigore entro la fine del mese di luglio, subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Lo scopo di questo secondo decreto correttivo - ha detto il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro al termine della riunione – è quello di aprire maggiormente il mercato dei contratti pubblici a una concorrenza effettiva tra gli operatori economici, potenziare gli strumenti di trasparenza delle procedure, accentuando le occasioni di verificabilità della legittimità della condotta sia degli operatori economici, sia delle stazioni appaltanti, oltre a snellire le procedure. In tema di trasparenza per le grandi opere, è da sottolineare l’introduzione della possibilità di monitorare i flussi finanziari, e dell’obbligo di denunciare eventuali tentativi di estorsione per le imprese che si aggiudicano gli appalti. Nessun riferimento all’appalto integrato, che ha costituito il tema principale del dibattito politico e delle critiche da parte delle categorie. La scorsa settimana, infatti, le Commissioni Ambiente e Lavori pubblici di Camera e Senato avevano espresso parere favorevole con numerose condizioni e osservazioni riguardanti, tra le altre cose, proprio l’ appalto integrato . La Commissione della Camera ha chiesto di eliminare la lettera c), dell’art. 53, comma 2, del Codice che, consentendo lo svolgimento della gara sulla base del progetto preliminare, prevede l’ipotesi di appalti aventi ad oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione di lavori. La Commissione del Senato chiede, invece, di abrogare la possibilità che, nell’appalto integrato, le spese di progettazione esecutiva siano soggette a ribasso d’asta (art. 53, comma 3). Ricordiamo che contro l’appalto integrato si sono schierati anche i progettisti ( leggi tutto ), l’ OICE – Associazione delle organizzazioni di ingegneria e di architettura ( leggi tutto ) e anche l’ INARCH , che è favorevole all’appalto integrato, a patto che il responsabile di progetto sia unico. “In Italia denuncia l’INARCH - la realizzazione di opere pubbliche di qualità è impedita dal continuo spezzettamento dell’attività di progettazione. Il nuovo Codice degli Appalti ed il suo Regolamento di attuazione recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri confermano questo assurdo modo di fare i progetti: avremo sempre più opere pubbliche scaturite da progetti preliminari redatti all’interno degli Uffici Tecnici delle Amministrazioni, progetti definitivi affidati ad organizzazioni professionali, sottoposti poi ai miglioramenti degli “appalti integrati”, quindi progetti esecutivi di un terzo progettista. La direzione lavori compete ad un quarto soggetto, certo non a chi ha sviluppato il progetto. Il frazionamento delle responsabilità genera disinteresse per l’esito globale, contribuisce a dequalificare gli interventi, diffonde diffidenza nella capacità di trasformare con qualità il territorio.” Per l’INARCH è essenziale avere un responsabile unico di progetto, dal preliminare alla direzione lavori, indipendentemente dalle modalità di appalto, se di soli lavori o di progetto e lavori. Nessun problema per l’Istituto rispetto ad un ruolo attivo dell’impresa nella progettazione definitiva ed esecutiva purchè si individuino modalità che assicurino una regia unitaria, dall’ideazione alla realizzazione.

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