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LAVORI PUBBLICI

Autorità di vigilanza: presentata Relazione annuale 2006

di Rossella Calabrese

Un comportamento virtuoso delle P.A. in tema di appalti consentirebbe un risparmio di 20 miliardi di euro

Vedi Aggiornamento del 17/10/2007
08/08/2007 - È stata recentemente presentata al Parlamento la Relazione annuale 2006 (allegata sotto) dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Nella sua presentazione il presidente dell’Authority, Luigi Giampaolino, ricorda che l’Autorità attraversa un periodo di transizione. L’entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici ha cambiato in modo incisivo lo scenario di fondo nel quale l’Autorità è chiamata ad operare. Il precedente approccio del legislatore verso la correttezza delle procedure amministrative e l’impiego oculato delle risorse – spiega Giampaolino - è evoluto ora in una disciplina volta anche e soprattutto alla funzionalità del mercato ed all’efficienza competitiva delle imprese. In Italia la spesa per beni e servizi della P.A. ammonta a circa l’8% del PIL (circa 117 miliardi di euro), ma è stato rilevato che se tutte le P.A. pagassero lo stesso prezzo, portando le meno “virtuose” al livello delle più “virtuose”, si potrebbe ottenere un risparmio di circa il 20%: vale a dire 20 miliardi di euro l’anno. Aggiungendo, poi, le spese per lavori pubblici, diventa indispensabile la vigilanza dell’Autorità per garantire, attraverso la libera concorrenza nei mercati di riferimento, anche la qualificazione ed il contenimento della spesa pubblica. Preoccupazioni sono espresse sulle normative regionali che rischiano di moltiplicare oltre il necessario e in modo troppo divergente discipline riguardanti una eguale attività, finendo per gravare sulle imprese e disorientare gli operatori economici. Le analisi di mercato mostrano, per il 2006, la tendenza delle Amministrazioni a bandire gare di piccoli importi e quella delle imprese a richiedere, per l’esecuzione dei lavori, classifiche di iscrizione basse; emerge un mercato molto frammentato sia sul versante dell’offerta che su quello della domanda e non c’è quella tendenza di «aggregazione» che invece ha riguardato altri importanti settori dell’economia nazionale. Per quanto riguarda la domanda – si legge nella presentazione - i bandi di gara di lavori pubblicati nel 2006 sono 32.108, per un importo complessivo di 30.721.519.000 euro; pochissimi di questi sono di importo di diverse decine di milioni. Il 73,9% dei bandi sono rivolti ad imprese qualificate nelle categorie generali, e solo il 17,8% riguarda le categorie specializzate. Dall’attività di vigilanza sui lavori pubblici sono emersi, tra le altre cose, indizi di accordo tacito tra le imprese partecipanti alla gara, diretto a pilotare l’aggiudicazione; l’uso strumentale del subappalto e del sub-affidamento; il ricorso, da parte della stessa stazione appaltante, a ripetuti affidamenti alla stessa impresa negli appalti di importo inferiore a euro 150.000 e, soprattutto, l’invito, nelle gare informali, sempre alla stessa impresa. Indagini sono state condotte poi sull’ edilizia sanitaria e sulle infrastrutture stradali ed autostradali, con particolare riferimento al comportamento dell’ ANAS come stazione appaltante. È emersa una fase di arresto per la mancanza delle risorse disponibili, impiegate per i maggiori costi (circa 3,8 miliardi) di realizzazione di varianti relative sia ad opere ultimate nel triennio precedente, sia ad opere in corso. Quel che preme segnalare – spiega Giampaolino - è che la limitazione delle erogazioni a favore dell’ANAS ha causato ritardi nei pagamenti degli stati di avanzamento dei lavori alle imprese. Tale prassi comporta una limitazione della libera concorrenza, potendo partecipare alle gare ANAS solo le imprese in possesso di una buona solidità economica che possono sopportare un lungo periodo prima di ottenere i pagamenti dei lavori eseguiti. Per quanto riguarda le concessioni autostradali , nel quinquennio 2000-2005, si è avuto un incremento tariffario molto superiore all’inflazione, in assenza di tutti gli investimenti previsti, nonché un aumento dei ricavi a causa della sottovalutazione dei volumi di traffico all’atto della sottoscrizione delle concessioni; inoltre, le sub-concessionarie non hanno rispettato la percentuale massima prevista dalla legge per gli affidamenti a imprese proprie e/o controllate. Altre indagini hanno riguardato i lavori per la tutela ambientale, il project financing, la sicurezza sui luoghi di lavoro e il sistema di qualificazione. È necessario - secondo l’Authority – un potere sanzionatorio più ampio, per dare effettività alle pronunce. Infatti, il contenzioso in tema di contratti pubblici è fra i più estesi ed incide notevolmente sulla realizzazione delle opere e sul loro costo; l’accordo bonario ( leggi tutto ) non ha dato gli esiti sperati, più efficace è stato il precontenzioso , mentre dal contenzioso arbitrale è derivato per le stazioni appaltanti un onere pari a € 29.792.942,00. In conclusione, l’Autorità ritiene ormai acquisito che la salvaguardia della legalità non debba essere intesa solo come veridicità e correttezza della documentazione e della attività amministrativa ad essa sottostante, ma come regolarità legata alla rimozione delle criticità relative all’economicità ed al rispetto dei tempi. La stessa attività di vigilanza va, inoltre, condotta esaminando i fenomeni ex ante e non soltanto ex post, per giungere alla formazione di regole generali che possano essere di guida agli operatori del settore.
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